Ambasciata Usa a Gerusalemme, Bruxelles critica. Ma 4 paesi Ue rendono omaggio alla scelta di Trump

Austria, Romania, Ungheria e Repubblica ceca partecipano alla cerimonia per il trasloco della sede diplomatica di Washington in quella che, secondo la posizione dell'Unione e del Parlamento europeo, dovrebbe essere la capitale sia di Israele che della Palestina

Lo avevano annunciato poco prima di Natale, oggi, nel pieno delle proteste palestinesi, con tanto di manifestanti uccisi dai militari israeliani, gli Stati Uniti sposteranno la sede della loro ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Donald Trump non ci sarà, al suo posto è presente la figlia Ivanka. Ma quel che importa è il messaggio che viene lanciato da questo trasloco, un messaggio che allontana quella soluzione dei due Stati promossa da Ue e Onu. E che fa proseliti anche all'interno della stessa Europa.  

Il fronte dei disobbedienti Ue

Già, perché in barba alle dichiarazioni dell'Alta rappresentante Federica Mogherini e delle risoluzioni del Parlamento europeo, ben 4 paesi dell'Unione sono presenti a Gerusalemme per celebrare lo storico cambio di sede: Austria, Romania, Repubblica Ceca e Ungheria. Questi quattro paesi fanno parte della lista di 34 ambasciatori e incaricati d'affari presenti alla cerimonia e diffusa dal ministero degli Affari esteri israeliano. 

La risoluzione del Parlamento

La linea dell'Ue, confermata da una risoluzione del Parlamento europeo del 2014, è quella di superare il conflitto israelo-palestinese attraverso una soluzione che prevede due Stati delimitati dai confini del 1967  e che riconosca Gerusalemme capitale di Israele e Palestina. Il contrario di quanto rischia di prefigurare la scelta di Trump. Ecco perché la partecipazione di Austria, Romania, Repubblica Ceca e Ungheria scuote non poco quell'unità di intenti che l'Unione europea sta cercando di promuovere nella sua politica estera, tanto più dinanzi alle mosse di Trump su dazi e Iran.

La marcia del ritorno

Intanto, oggi i palestinesi si sono radunati nuovamente lungo il perimetro che divide Israele dalla Striscia di Gaza. Da marzo, per sette venerdì consecutivi, i giovani di Gaza hanno partecipato in massa alle manifestazioni che prendono il nome de "La marcia del ritorno", precedenti il giorno della Nakba, la "catastrofe", come i palestinesi considerano la nascita dello Stato d'Israele nel '48. Finora i morti sono stati una quarantina, tutti palestinesi. Oggi, altre 10 vittime si sono aggiunte alla triste conta. 
 

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