Sabato, 16 Ottobre 2021
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Se la "farmacia alternativa" di Amazon finanzia i siti dei no-vax

I portali che pubblicano fake news guadagnano circa 135mila dollari al mese grazie ai banner di colossi come Nike e Lenovo, e Google non controlla abbastanza

I siti che diffondono disinformazione continuano a proliferare nel web e con loro le più disparate teorie del complotto, il fenomeno è peggiorato con l’arrivo della pandemia. Si moltiplicano su internet le fake news su vaccini e Covid-19, passando da teorie che vogliono Bill Gates come “creatore” di questa pandemia all’idea che i sieri a mRna possano modificare il Dna degli individui.

Un business miliardario

La diffusione di notizie false è un business molto fruttuoso e il mercato della pubblicità online ha raggiunto quest’anno un giro di affari di 455,30 miliardi di dollari. Secondo il Global Disinformation Index, che ha monitorato 49 siti di questo tipo, i possessori dei domini collegati alle fake news hanno avuto, in media, un guadagno mensile di circa 135mila dollari. L’84 per cento di questi siti si avvale del servizio Google AdSense, un servizio di banner pubblicitari appartenente a Google, che seleziona le pubblicità in base agli interessi del lettore, che vengono ipotizzati in base ai siti che frequenta.I

Il Bureau of Investigative Journalism ha condotto un’analisi su circa 60 siti di disinformazione scoprendo che questi sono finanziati dalle pubblicità di importanti colossi. Secondo l’indagine, in prima posizione per numero di pubblicità all’interno di questi siti troviamo Amazon Pharmacy, le cui inserzioni compaiono in oltre 30 dei 60 siti sotto analisi. Amazon Pharmacy, è il nuovo servizio del colosso di Besoz che permette l’acquisto di farmaci e che attualmente è disponibile unicamente negli Stati Uniti. Ma tra chi viene pubblicizzato su questi siti ci sono anche Nike, Lenovo, l'Nhs (il sistema sanitario britannico) e il dipartimento per gli affari dei veterani americani.

La mancanza di controllo

Secondo il report, il fatto che questi siti vengano di fatto finanziati da queste aziende sarebbe da imputare alla mancanza di controllo da parte di Google. Il dottor Augustine Fou, ricercatore ed esperto di frodi pubblicitarie che ha lavorato per l'azienda di advertising omnicom, ha spiegato al Guardian che "le aziende e le organizzazioni che acquistano gli annunci potrebbero non essere consapevoli del fatto che il loro marketing appare su queste fonti di disinformazione e potenzialmente le finanzia". Per lui, gli intermediari come AdSense, non hanno alcun interesse a ridurre la presenza di banner all’interno di questi siti perché “grazie ogni dollaro che scorre attraverso le loro piattaforme, fanno più soldi”.

Il portavoce del dipartimento per gli affari dei veterani americani ha svelato al Bureau la difficoltà di impedire che i loro annunci finiscano su siti di questo tipo. Ha infatti affermato che blocca proattivamente i suoi annunci dall'apparire su siti che portano disinformazione, ma che "a causa del ritmo di nuove informazioni e siti web che vengono online ogni giorno, è estremamente difficile garantire che i nostri annunci non appariranno su questi siti”. I rappresentanti delle altre compagnie sotto esame hanno a loro volta sottolineato la difficoltà di eseguire questi tipi di controlli, essendo Google che si occupa di inserire i banner all’interno dei siti.

La difesa di Google

Google da parte sua ha affermato di aver adottato le misure appropriate contro le violazioni delle politiche sulla disinformazione, inclusa l'interruzione della capacità degli editori di guadagnare da pagine specifiche o dai loro interi siti, a seguito di ripetute violazioni. "La protezione dei consumatori e delle aziende credibili che operano sulle nostre piattaforme è una priorità per noi", ha detto al Bureau of Investigative Journalism.

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