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Amazon, Ue all'attacco: “Ha evaso 250 milioni, li restituisca”

Dopo Apple, un'altra multinazionale Usa finisce nel mirino dell'Antitrust europea. E Bruxelles è pronta a presentare la "web tax"

Oggi, la Commissione europea ha annunciato la chiusura dell'indagine a carico di Amazon e ordinare alla piattaforma commerciale di pagare al governo del Lussemburgo le tasse arretrate, circa 250 milioni di euro.

Il Lussemburgo, ha detto la commissaria Ue alla Concorrenza Margarethe Vestager, ha consentito ad Amazon di pagare "quattro volte in meno di tasse rispetto ad altre società" residenti nel Paese. Si tratti, ha aggiunto Vestager, di una "condotta illegale" perché "non si possono dare alle multinazionali benefici fiscali che altri non hanno". 

L'indagine e il trucco dei "tax ruling"

Si tratta di una indagine avviata quasi tre anni fa e riguarda una tipologia di accordo (i cosiddetti ‘tax ruling’) grazie alla quale la piattaforma di e-commerce americana avrebbe ottenuto aiuti di Stato illegittimi da parte del governo del Lussemburgo, scelta come sede europea. L'accordo ha consentito all'azienda di spostare la vasta maggioranza dei suoi profitti da un gruppo soggetto alla tassazione lussemburghese (Amazon EU) ad una società non soggetta ad alcuna tassazione (Amazon Europe Holding Technologies). In particolare, il tax ruling ha appoggiato il pagamento di una royalty da Amazon EU ad Amazon Europe Holding Technologies, che ha significativamente ridotto i profitti tassabili. Secondo la Commissione, il pagamento della royalty, sostenuto dal tax ruling, non rifletteva "la realtà economica del mercato". 

Il meccanismo è lo stesso di quello contestato recentemente ad Apple, Starbucks e Fiat: grandi colossi che fissano la loro base in un determinato paese europeo (Irlanda, Lussemburgo e Paesi bassi i preferiti) sfruttando regimi fiscali e accordi speciali più che favorevoli, per poi realizzare profitti nel resto dell’Ue. Lasciando tracce minime o nulle della loro presenza in termini di fisco. 

La "web tax"

“Le tasse vanno pagate li’ dove si realizzano i profitti”, è il mantra che si ripete da anni al Parlamento europeo e in Commissione. Finora, la multa più pesante è stata accordata ad Apple,  ben 13 miliardi che hanno sollevato proteste anche nel mondo politico Usa. Ma le inchieste coordinate dalla commissaria alla Concorrenza Margarethe Vestager non si fermano qui: ci sono altri nove fascicoli aperti, tra cui quello, che sarebbe in via di chiusura, nei confronti della catena di fastfood McDonald's.

Contro questa situazione, non si è mossa solo l'Antritrust di Bruxelles: la Commissione Ue, su richiesta di alcuni paesi tra cui l'Italia, dovrebbe presentare oggi una proposta per l'introduzione della "web tax", una imposta che dovrebbe superare l'attuale principio della "residenza fiscale" delle aziende, adattandolo alla caratteristica dell'economia digitale che produce redditi "virtuali" in molti Stati, pagando le tasse in uno soltanto.
 

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