Amazon nel mirino dell'antitrust Ue: concorrenza sleale a danno dei rivenditori

Il gigante del mercato web si servirebbe dei dati raccolti sui negozi online della piattaforma per piazzare prodotti propri più convenienti. Una pratica ritenuta illegale secondo le regole europee

Il grande che si mangia i piccoli. La Commissione europea ha contestato ad Amazon, multinazionale americana del commercio online, di essere responsabile di una distorsione illegale della concorrenza nei mercati al dettaglio in rete. L’accusa arriva direttamente dalla commissaria Margrethe Vestager, 'guardiana' della concorrenza nell’Ue dal 2014 e già protagonista di diverse battaglie legali contro altri giganti dell’economia digitale. Questa volta la politica danese punta il dito contro la natura ‘duale’ dell’impresa fondata da Jeff Bezos, allo stesso tempo padrona del negozio online più grande del web e anche rivenditrice al dettaglio di prodotti e dunque in concorrenza con le altre imprese venditrici. 

La concorrenza si gioca sui dati

La posizione dominante dell’impresa americana deriverebbe, secondo Bruxelles, dalla sua natura di fornitore di servizi. Amazon ha infatti accesso a una serie di dati non pubblici sugli affari dei rivenditori terzi, come ad esempio il numero delle merci ordinate e spedite ai clienti o il numero di visite alle offerte. Le evidenze raccolte dalla Commissione in un primo parere di contestazioni indicano che quantità “molto grandi” di dati non pubblici relativi ai rivenditori sono disponibili ai dipendenti del servizio di vendita al dettaglio di Amazon e affluiscono direttamente nei sistemi operativi che aggregano i dati e li utilizzano per calibrare le offerte al dettaglio e le decisioni strategiche. Tutto a scapito dei rivenditori stessi. 

La seconda indagine in corso

Queste pratiche consentono - secondo Vestager - di focalizzare le proprie offerte sui prodotti più venduti nelle singole categorie di articolo e di aggiustare le proprie offerte in base ai dati dei rivenditori terzi. In altre parole di fare concorrenza sleale agli stessi rivenditori che usano la piattaforma virtuale. La posizione dominante è stata accertata in Francia e Germania, i maggiori mercati Amazon nell'Ue, sui quali si è concentrata finora l'indagine della Commissione. L’esecutivo Ue ha inoltre avviato una seconda indagine antitrust sul possibile trattamento preferenziale delle offerte al dettaglio di Amazon e di quelle dei venditori sul mercato che utilizzano i servizi di logistica e consegna del gigante americano del commercio online. 

Le parole di Vestager

“Dobbiamo garantire che le piattaforme con doppio ruolo di potere nel mercato, come Amazon, non distorcano la concorrenza”, ha dichiarato Vestager. “I dati sull'attività di venditori di terze parti non devono essere utilizzati a vantaggio di Amazon quando agisce come concorrente di questi venditori”, ha aggiunto la politica danese. Le regole di Amazon “non dovrebbero favorire artificialmente le offerte di vendita al dettaglio di Amazon o favorire le offerte dei rivenditori che utilizzano i servizi di logistica e consegna di Amazon”. “Con l'e-commerce in forte espansione e Amazon è la principale piattaforma di e-commerce, un accesso equo e senza distorsioni ai consumatori online è importante per tutti i venditori”, ha concluso Vestager.

La risposta di Amazon

La replica, come previsto dalla stessa Commissione, non si è fatta attendere. “Non siamo d'accordo con le affermazioni preliminari della Commissione europea e continueremo a fare ogni sforzo per garantire che” Bruxelles “abbia una comprensione accurata dei fatti”, si legge in una nota di Amazon in risposta alle contestazioni dell’antitrust Ue. La società americana afferma di rappresentare meno dell'1% del mercato globale al dettaglio. Vi sarebbero inoltre “concorrenti più grandi in tutti i Paesi”, mette le mani avanti l’impresa di Jeff Bezos. “Nessuna azienda - ha aggiunto Amazon - è più attenta alle piccole imprese o ha fatto più di noi per supportarle negli ultimi due decenni”. 

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