L'alleata tedesca di Salvini: "Italia avida, no aiuti a fondo perduto"

Alice Weidel, leader dell'AfD e membro di Identità e democrazia, il partito europeo guidato dalla Lega, critica duramente il piano di Merkel e Macron che prevede 500 miliardi di risorse fresche per i Paesi più colpiti dal coronavirus. Critici anche Austria, Olanda, Svezia e Danimarca. E, per motivi opposti, lo stesso Carroccio

La leader dell'AfD Alice Weidel

Con il piano di aiuti contro la crisi del coronavirus da 500 miliardi, la cancelliera Angela Merkel "si è inginocchiata di fronte all'avidità della Francia e dei Paesi del Sud Europa iper-indebitati". L'atto d'accusa all'accordo raggiunto tra la leader tedesca e il presidente francese Emmanuel Macron, con tanto di parole non proprio carine nei confronti, tra gli altri, dell'Italia, arriva da Alice Weidel, numero uno del partito di destra AfD , nonché alleata della Lega di Matteo Salvini al Parlamento europeo.

"Merkel si piega ai Paesi del Sud"

Per Weidel, il piano del duo Merkel-Macron rappresenta "la rottura di una diga, che mette sottosopra il diritto vigente". Il riferimento è al fatto che, a differenza delle misure Ue varate finora (su tutti il Mes), l'accordo franco-tedesco (che comunque resta al momento solo una proposta) non prevede prestiti, ma aiuti a fondo perduto che verrebbero finanziati principalmente con l'emissione di titoli di debito garantiti dal bilancio dell'Unione europea e che andrebbero principalmente ai Paesi più colpiti dal coronavirus. In pratica, vengono meno due tabù del fronte dell'austerity, di cui fanno parte l'AfD e un pezzo importante del partito della stessa Merkel, ossia il trasferimento di risorse da un Paese all'altro dell'Ue e l'emissioni di bond comuni (anche se non siamo ancora agli eurobond che chiedeva l'Italia).

Proprio l'Italia, secondo quanto scrivono diversi media europei, dovrebbe essere il maggiore beneficiario di questo nuovo fondo (che potrebbe chiamarsi Recovery instrument, secondo la definizione che sembra più apprezzare la Commissione europea). E a dispetto di quanto avviene con il bilancio europeo, per il quale il nostro Paese rappresenta un contributore netto (ossia riceve indietro meno fondi di quelli che versa), con il Recovery instrument dovrebbe avvenire il contrario, ossia dovremmo ricevere più di quanto sborsato. Il condizionale è d'obbligo, vuoi perché quella di Merkel e Macron è solo una proposta, e vuoi perché i criteri di ripartizione delle risorse nel testo franco-tedesco non sono del tutto chiari: si parla, infatti, di privilegiare nell'assegnazione degli aiuti non solo le regioni più colpite, ma anche i settori economici più in crisi a causa del coronavirus. A seconda del peso dato a questi due criteri, l'assegno per l'Italia varia e non di poco. 

"Per Italia tagli di pensioni e servizi pubblici"

A ogni modo, qualora dovesse passare il piano di Germania e Francia, è pressoché sicuro che a Berlino spetterà l'onere maggiore, in termini assoluti, nel sostenere il Recovery instrument. E questo non piace a Weidel e all'AfD, che punta a conquistare i consensi nel campo del centrodestra a scapito della Merkel cavalcando i cavalli di battaglia dell'austerity. Anche la Lega è contraria alla proposta di Merkel e Macron, ma per ragioni opposte. Secondo Marco Zanni, presidente del gruppo europeo Identità e democrazia (di cui l'AfD di Weidel è uno dei membri principali), "anche se le risorse fossero erogate a fondo perduto, punto che sarà sicuramente rivisto in Consiglio portando a un compromesso finale ancora più basso, gli italiani dovrebbero pagare i prestiti che la Commissione raccoglierà sui mercati con l'aumento dei contributi del nostro Paese al bilancio Ue, o con nuove tasse su consumi e imprese". Inoltre, aggiunge il senatore leghista Alberto Bagnai, il testo di Germania e Francia prevede che gli Stati che riceveranno le risorse si dovranno impegnare a eseguire "una ambiziosa agenda di riforme": ai Paesi "verranno chiesti i soliti tagli di pensioni e di servizi pubblici", spiega.

Per la Lega, dunque, il piano franco-tedesco non è un vantaggio per l'Italia e ci condannerebbe ancora di più all'austerity. L'esatto contrario di quello che sostiene l'alleata europea Alice Wiedel, secondo cui il nuovo fondo andrebbe a scapito dei contribuenti tedeschi che dovrebbero caricarsi sulle proprie spalle il nostro debito pubblico. Un concetto ribadito, sempre in Germania, da diversi colleghi di partito della cancelliera, come il deputato cristiano-democratico Klaus Peter Wilsch, secondo cui si rischia di "aprire il vaso di Pandora" dei debiti dei Paesi del Sud. 

Il fronte dei Paesi del Nord

Dello stesso avviso sono Olanda, Austria, Svezia e Danimarca: al pari di Berlino, con questo piano vedrebbeo aumentare i loro versamenti al bilancio comune, allargando ancora di più la distanza tra quanto investono nell'Ue e quanto ricevono (sono anche loro dei contributori netti). I media olandesi avrebbero già quantificato in 20 miliardi il maggiore eborso che spetterebbe alle casse del loro Paese. E guarda caso, il governo dell'Aia, insieme a Vienna, Stoccolma e Copenaghen (e forse anche Helsinki), è pronto a dare battaglia contro qualsiasi cedimento su aiuti a fondo perduto e bond comuni.

Il testo su cui si scontreranno i Paesi del Nord e quelli del Sud, a ogni modo, non sarà quello elaborato da Germania e Francia, ma il Recovery instrument che la Commissione europea annuncerà la prossima settimana. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis ha assicurato che Bruxelles non copierà Berlino e Parigi, anche perché l'ammontare complessivo della proposta dovrebbe arrivare a 1.000 miliardi di euro almeno, anche se con un "mix di prestiti e sovvenzioni (a fondo perduto, ndr) agli Stati", ha specificato Dombrovskis. Il quale, dopo aver ricordato ai sostenitori del rigore (di cui fa parte) che il nuovo fondo prevederà "denaro addizionale" in cambio di "riforme strutturali", ha anche lanciato un appello al fronte del Nord: "Di fronte a una crisi del genere dobbiamo reagire in spirito di coordinamento e di solidarietà europea", ha concluso. 

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