Domenica, 25 Luglio 2021
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Airbnb vince la battaglia con gli albergatori, Corte Ue: non è agenzia immobiliare

La sentenza pone fine allo scontro legale per il popolare sito ma otto città tra cui Parigi, Bruxelles e Berlino chiedono l'intervento della Commissione

Airbnb ha vinto la sua battaglia legale contro gli albergatori e ha incassato una sentenza che avrà importanti conseguenze per il prosieguo dei suoi affari.

La sentenza

La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che l'azienda non può essere considerata come agente immobiliare, ma un servizio della società dell'informazione. Il caso era nato in seguito a un ricorso presentato in Francia dall'Associazione per l'alloggio e il turismo professionali che contestava a Airbnb l'esercizio dell'attività di agente immobiliare senza essere titolare della licenza per la professione. Secondo la Corte Ue, Airbnb è un servizio di mediazione che ha lo scopo, tramite una piattaforma elettronica, di mettere in contatto dietro retribuzione potenziali locatari con locatori, professionisti o meno, che offrono servizi di alloggio di breve durata, e che fornisce al contempo anche un certo numero di prestazioni accessorie a detto servizio di mediazione. Di conseguenza Airbnb deve essere qualificato come "servizio della società dell'informazione", disciplinato dalla direttiva del 2000 sul commercio elettronico.

La differenza con Uber

A differenza di quanto stabilito in una sentenza su Uber - che era stata considerata dai giudici di Lussemburgo come un servizio di trasporto - la Corte Ue ritiene che né il servizio di mediazione né le prestazioni accessorie proposte da Airbnb consentono di dimostrare l'esistenza di un'influenza decisiva esercitata da questa società sui servizi di alloggio ai quali si collega la sua attività per quanto concerne la determinazione dei prezzi delle locazioni e la selezione dei locatori o degli alloggi posti in locazione sulla sua piattaforma. Secondo i giudici di Lussemburgo quindi la Francia non può esigere che Airbnb disponga di una licenza professionale di agente immobiliare, avendo omesso di notificare detta esigenza alla Commissione conformemente alla direttiva sul commercio elettronico.

Otto città chiedono l'intervento dell'Ue

Ma la questione dell'impatto che il sito sta avendo sull'industria del turismo in Europa ma non solo, non si esaurirà certo con questo pronunciamento. Otto grandi città europee si sono appellate all'Ue affinché riveda con "urgenza" la regolamentazione in vigore sugli affitti di breve termine in stile Airbnb. In una dichiarazione congiunta, i comuni di Parigi, Bordeaux, Amsterdam, Vienna, Bruxelles, Berlino, Monaco di Baviera e Barcellona si sono rivolti all'esecutivo comunitario chiedendo "una nuova direttiva sul commercio elettronico per garantire una evoluzione più equilibrata degli affitti turistici" di breve termine.

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