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Boris Johnson

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"La SuperLega affossata dalla Brexit", cosa c'è di vero nelle parole di Agnelli

Il premier britannico Boris Johnson si è lanciato a bomba contro l'idea promettendo di fare di tutto per fermare il progetto, ma i fattori in gioco che hanno portato al flop sono stati diversi

L'idea della SuperLega è miseramente fallita nel giro di pochi giorni. Le prime squadre ad abbandonare il progetto che ha fatto infuriare i tifosi di tutta Europa sono state le sei inglesi e per questo Andrea Agnelli ha puntato il dito contro la Brexit. Il presidente della Juventus in un'intervista alla Reuters ha detto di aver sentito "speculazioni" secondo cui "se sei squadre si fossero staccate e avessero minacciato l'esistenza della Premier League, la politica avrebbe visto questo atto come un attacco alla Brexit e al loro schema politico".

In effetti Boris Johnson è stato il leader politico che fin dall'inizio si è mosso con più durezza contro il progetto definito un “cartello” che andava "contro i principi fondamentali della concorrenza" ed era "spinto dai miliardi delle banche". Il premier britannico, insieme al Segretario di Stato allo Sport, Oliver Dowden, ha avuto un incontro sia con i rappresentanti delle federazioni calcistiche inglesi che con quelli dei tifosi delle sei squadre coinvolte, City, United, Chelsea, Tottenham, Arsenal e Liverpool, dopo il quale ha promesso: “Nessuna iniziativa è fuori dal tavolo e stiamo esplorando tutte le possibilità per garantire che queste proposte vengano fermate”. Alla notizia del dietrofont della maggior parte dei club coinvolti, si è felicitato per quello che ha definito “il risultato giusto per i tifosi, i club e le comunità di tutto il paese”, aggiungendo: “Dobbiamo continuare a proteggere il nostro amato gioco nazionale”. In effetti il fatto che i sei club inglesi più prestigiosi potessero snobbare il Regno Unito a favore di squadre di quell'Unione europea di cui Londra ha deciso di non far più parte, non sarebbe stato certo un grande spot per la Brexit che Johnson tanto ha voluto. Dal punto di vista economico e soprattutto dell'immagine sarebbe stato un duro colpo per quello che è il fiore all'occhiello dello sport britannico, il campionato più seguito e amato nel mondo intero, che rischiava di finire per essere una sorta di Serie B della nuova Nba del calcio.

Ma nonostante il governo Tory si sia esposto e mosso in maniera così evidente contro il progetto, affermare che la Brexit lo abbia fatto fallire è piuttosto riduttivo. In Inghilterra, molto più che in Spagna e in Italia, la notizia della fondazione della SuperLega è stata accolta immediatamente con sdegno e in maniera praticamente unanime, e non è difficile credere che sarebbe accaduto o stesso se la nazione fosse stata ancora parte dell'Ue. Il primo e più duro attacco è arrivato da Gary Neville, ex capitano del Manchester City e ora allenatore e commentatore di Sky ,che ha parlato di “atto criminale” e ha chiesto l'espulsione dalla Premier della sua stessa squadra del cuore, parlando proprio ai microfoni dell'emittente televisiva per cui lavora. Immediate critiche sono arrivate anche dai popolarissimi allenatori di Manchester City e Liverpool, Pep Guardiola e Jurgen Klopp, e da diversi giocatori delle stesse squadre coinvolte, in primis quelli dei Reds, che sono scesi in campo con la maglietta “Champions League: Earn it”, guadagnatela. Tutte le associazioni di tifosi, che nel Paese sono piuttosto influenti, hanno poi minacciato boicottaggi e azioni di protesta. I supporter del Chelsea hanno anche organizzato una manifestazione all'esterno dello Stamford Bridge. E i tifosi del Chelsea non sono certo i più caldi del Paese, il clima nelle “rosse” (anche dal punto di vista politico) Manchester e Liverpool rischiava di diventare ancora più incandescente.

Non è difficile credere che anche gli sponsor della Champions abbiano fatto sentire il loro disappunto per un progetto che avrebbe di certo indebolito il loro investimento. L'Heineken ha anche preso in giro la SuperLega dopo il suo fallimento, pubblicando sui suoi social una foto della birra con la scritta: “Don't drink and start a League”, non bere e poi fondi una Lega, parafrasando il classico “don't drink and drive”. Insomma la difesa delle conquiste (reali o supposte) della Brexit da parte di Johnson ha sicuramente avuto una sua influenza su quanto è accaduto, ma è difficile credere che sia stato il fattore determinante del flop.

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