Agenzia Ue del farmaco a Milano in cambio di militari italiani nei paesi baltici? Pinotti: “Ipotesi offensiva”

Secondo il Financial Times, nella corsa per aggiudicarsi la sede dell'Ema, il governo avrebbe proposto di rafforzare il contingente tricolore negli Stati Ue al confine con la Russia. La ministra della Difesa: “I nostri soldati non sono merce di scambio”

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a Palazzo Pirelli per la presentazione del dossier di candidatura di Milano come sede dell'Ema, 24 luglio 2017. Ansa/Daniel Dal Zennaro

La partita a scacchi per aggiudicarsi la sede dell'Ema, l'Agenzia Ue del farmaco pronta a traslocare da Londra in seguito alla Brexit, è entrata nel vivo. Manca una settimana al voto decisivo a Bruxelles e le cancellerie europee sono impegnate a cercare alleati. L'Italia, come è noto, punta su Milano. E come succede quando la posta in gioco è alta, non mancano indiscrezioni e colpi bassi. E' in questo quadro che va letta la notizia, riportata dal Finacial Times, secondo cui il nostro governo avrebbe proposto ai paesi baltici dell'Ue (Estonia, Lituania e Lettonia) un rafforzamento del contigente militare italiano nelle missioni Nato al confine con la Russia in cambio del sostegno alla candidatura di Milano. Del resto, per le regole interne del Consiglio europeo, il loro voto vale come quello di Francia, Germania e Spagna insieme. 

Che sia vero o meno, è difficile per ora dirlo. Anche perché smentite ufficiali non ne sono arrivate, se non l'indignazione della ministra della Difesa, Roberta Pinotti: “Trovo questa ipotesi non solo curiosa, ma anche un po' offensiva”, ha detto ai giornalisti a margine di un vertice con i colleghi europei a Bruxelles. “I nostri militari non sono merce di scambio – ha aggiunto - Sulle missioni internazionali non mercanteggiamo, ma facciamo scelte sulla base degli organismi internazionali di cui facciamo parte, e in questo caso si tratta di una missione Nato, e le facciamo ragionando in termini di sicurezza del paese o collettiva nelle alleanze in cui siamo protagonisti". L'Italia non può "svendere pezzi fondamentali del nostro paese. Non lo facciamo: costruiamo la reputazione dell'Italia con i nostri militari, con la loro capacità di essere protagonisti nelle missioni internazionali e nessuno ragiona invece di scambi di questo tipo", ha concluso.

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Il voto finale, come dicevamo, è atteso per il 20 novembre a Bruxelles, quando i ministri degli Affari europei si riuniranno a porte chiuse per decidere le nuove destinazioni delle due sedi Ue di Londra, l'Ema e l'Eba, l'autorità bancaria. Secondo quanto si è appreso finora da fonti di Bruxelles, per l'agenzia del farmaco la corsa potrebbe essere a due tra Milano e Bratislava. I funzionari Ue che attualmente lavorano a Londra, stando a un sondaggio interno, preferirebbero il capoluogo lombardo. Ma a sostegno della capitale slovacca ci sarebbe un “grande elettore” come la Germania, a sua volta interessata a portare l'Eba in quel di Francoforte (sede già della Bce). 

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