Africani “cavie” del vaccino, bufera sul direttore del Cnr francese

Il direttore di un centro di ricerca d'eccellenza propone, in diretta TV, di effettuare i test in Africa, replicando quanto già fatto in materia di Aids con le prostitute. Reazione sdegnata di associazioni anti-razziste, ma anche nel mondo del calcio

Foto: Ansa EPA/MIGUEL A. LOPES

Due stimati medici francesi hanno scatenato una pioggia di critiche dopo aver proposto, nel corso di un programma televisivo, l'idea di testare un vaccino per il coronavirus sulla popolazione africana. “Sarò provocatorio - ha detto uno dei due, durante il dibattito sui primi vaccini non testati - ma non dovremmo fare questi studi in Africa, dove non ci sono maschere, nessun trattamento, nessuna terapia intensiva?”. Chi propone l’idea dice di ispirarsi a “come è stato fatto con alcuni studi sull'Aids, dove sono stati condotti test sulle prostitute perché è noto che sono altamente esposte (all’HIV)”. L’altro medico prima annuisce poi dà ragione al collega, il tutto in diretta televisiva. 

La fama dei due medici

A stupire il pubblico, oltre alla proposta controversa, è stata la fama dei due dottori. Chi ha proposto di usare come cavie gli abitati dei Paesi africani è Jean-Paul Mira, primario del reparto di terapia intensiva all'ospedale Cochin di Parigi. Il secondo è Camille Locht, direttore dell'Istituto nazionale di salute e ricerca medica (Inserm) di Lille. Si tratta di un centro di eccellenza, che nell’ultima classifica Scimago Institutions Rankings, si è classificato secondo a livello mondiale tra le istituzioni di ricerca nel settore sanitario, mentre il Centro nazionale delle ricerche (Cnr) italiano ha raggiunto solo la 77ma posizione.  

Le reazioni

L'organizzazione non governativa anti-razzista francese SOS Racisme ha subito diramato un comunicato per esprimere il proprio sdegno. “No, gli africani non sono cavie”, lamentano gli attivisti che definiscono il paragone con le prostitute come “problematico”, vista la fama dei due scienziati. Critiche sono arrivate anche dal Csa, organizzazione che controlla il rispetto dei valori etici nelle trasmissioni via radio e TV in Francia.

Polemica sui social

Ma, come è prevedibile, la maggior parte delle critiche sono arrivate sui social media.  “Figli di p******”, l’Africa non è il vostro parco giochi”, è stato il commento a caldo del calciatore camerunese Samuel Eto’o. Anche l’ivoriano Didier Drogba, stella del Chelsea, ha preso posizione: “L’Africa non è un laboratorio. Non prendete gli africani come cavie. Queste affermazioni sono degradanti, false e realmente razziste. Aiutiamo a salvare l’Africa dal coronavirus”. A esprimere la loro rabbia sui social media sono stata anche un'associazione di avvocati marocchini, che ha dichiarato di voler presentare una causa per diffamazione, aggravata da odio razziale, nei confronti dei responsabili.

La risposta

Il centro di ricerca Inserm ha affermato che “il video modificato ha portato alle interpretazioni errate dei commenti sui social media”. Gli studiosi spiegano su Twitter che le fasi della ricerca di cui si parlava avrebbero avuto luogo in diversi paesi europei e in Australia e che “l'Africa non dovrebbe essere dimenticata o esclusa dalla ricerca, poiché la pandemia è globale”.

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