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Lunedì, 6 Febbraio 2023
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Nonostante il ritorno delle violenze, Berlino chiede all'Ue di continuare a rimpatriare gli afgani

I talebani stanno lanciando una feroce offensiva per riprendere il controllo del Paese da quando i militari statunitensi sono partiti, ma sei Paesi membri tra cui anche Olanda e Belgio vogliono che si vada avanti con le espulsioni: "Non tutti i cittadini della nazione hanno diritto alla protezione"

Con il ritiro delle truppe statunitensi e di altri contingenti internazionali, in Afghanistan il livello delle violenze e degli scontri è tornato a salire con i talebani che stanno lanciando una forte offensiva allo scopo di riprendere il controllo del Paese. Ma nonostante questo l'Unione europea dovrebbe comunque continuare con i rimpatri "volontari e non" dei migranti irregolari provenienti dalla nazione. Lo chiedono i ministri degli Esteri di Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio e Grecia in una lettera indirizzata ai commissari Ue Margaritis Schinas e Ylva Johansson.

Pur riconoscendo la "delicata situazione nata in seguito al ritiro delle truppe internazionali", i ministri sottolineano "l'importanza di rimpatriare chi non ha reali esigenze di protezione", aggiungendo che "fermare i rimpatri invia un segnale sbagliato ed è probabile che motiverà ancora più cittadini afgani a lasciare casa per dirigersi in Ue". La questione dovrebbe essere discussa in una riunione di crisi online dei ministri degli Affari interni dell'Ue il 18 agosto, organizzata principalmente per discutere dell'ondata di attraversamenti illegali delle frontiere dalla Bielorussia alla Lituania.

Dal 2015, circa 570mila afgani hanno chiesto asilo nell'Ue, osserva la lettera dei sei Stati membri, 44mila solo nel 2020, rendendo l'Afghanistan il secondo paese di origine lo scorso anno. I firmatari della missiva riconoscono che ci sono circa 4,6 milioni di afgani già sfollati, molti dei quali nella regione, e per questo esortano a esaminare la possibilità di fornire sostegno ai rifugiati nei paesi vicini aumentando la cooperazione il Pakistan e l'Iran. "Che alcune regioni di un Paese non siano sicure non significa che ogni cittadino di quel Paese abbia automaticamente diritto alla protezione", ha detto il segretario di stato Belga per l'asilo e la migrazione, Sammy Mahdi, nel difendere l'iniziativa contro le critiche, aggiungendo che le deportazioni dei richiedenti asilo respinti dall'Afghanistan a cui è stato ordinato di lasciare il paese devono rimanere possibile.

Intanto la situazione in Afghanista si fa sempre più incandescente. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha esortato le parti coinvolte nei combattimenti a porre fine alle ostilità e ha chiesto in particolare ai talebani di interrompere le operazioni militari dell'offensiva che li ha visti conquistare diverse città in pochi giorni. "Le parti in conflitto devono smettere di combattere per evitare ulteriori spargimenti di sangue. I talebani devono cessare le loro operazioni militari nelle città. A meno che tutte le parti non tornino al tavolo dei negoziati e raggiungano un accordo pacifico, la situazione già disastrosa per così tanti afgani non potrà che peggiorare ", ha affermato Bachelet in una nota. "Sappiamo che la guerra urbana provoca la morte di un gran numero di civili. L'abbiamo già visto, troppo spesso. In Afghanistan, dal 9 luglio, in sole quattro città - Lashkar Gah, Kandahar, Herat e Kunduz - almeno 183 civili sono stati uccisi e 1.181 feriti, compresi bambini", ha aggiunto Bachelet, precisando che si tratta solo delle vittime civili che il l'Onu è riuscita a documentare.

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