"Adesso l'indipendenza della Catalogna, l'Europa non può perderci"

Jordi Solé, eurodeputato e responsabile esteri di Esquerra Republicana de Catalunya: "Va applicato il risultato del referendum"

L'eurodeputato catalano Jordi Solé / © European Union 2017 - Source : EP.

Indipendentista "da sempre", dal 2011 responsabile per le relazioni internazionali di Esquerra Republicana de Catalunya, uno dei motori della secessione catalana, e da questa legislatura deputato europeo nel gruppo dei Verdi-ELA, Jordi Solé, 40 anni, non ha dubbi sul futuro del processo indipendista: "va applicato il risultato del referendum". 

Nell'aria c'è la minaccia reale di una dichiarazione di secessione da parte della Catalogna e, dall'altro lato, le porte sono chiuse a Madrid, in questo contesto il Parlamento Ue chiede di aprire il dialogo, che prospettive ci sono secondo te di superare questo scontro ?

Non si parla di minacce e scontro, c’è stato un referendum, realizzato in condizioni difficili, con violenza da parte delle forze di sicurezza spagnola. E già le settimane precedenti abbiamo sofferto molta pressione, gente detenuta, sindaci minacciati, mezzi di comunicazione sotto pressione. In condizioni molto strane abbiamo realizzato un referendum, c’è stato un risultato e questo va applicato, va applicata una decisione democratica del popolo catalano. Non c’è un confronto tra due paesi e due società, non c’è un problema tra catalani e spagnoli, il problema è tra delle istituzioni in Catalogna che raccolgono un mandato maggioritario della popolazione per arrivare all’indipendenza, all’esercizio del diritto di autodeterminazione, ed altre autorità, lo Stato centrale spagnolo, che non vogliono parlare, ma solo imporre, e sono capaci addirittura di utilizzare la violenza contro chi vota, contro la popolazione civile.

Parli però di un referendum, l’hanno ripetuto a più livelli anche in Europa, che è illegale, e che, oltretutto non ha raccolto la maggioranza dei catalani, visto he ha votato solo il 42% degli aventi diritto.

Il referendum si è sviluppato in conduzioni molto difficili, non abbiamo ancora la cifra definitiva di partecipazione, ma quella provvisoria ci dice che circa 2,3 milioni di catalani sono riusciti a votare e che ci sono stati più di 700 mila voti confiscati dalla polizia spagnola. C’è stata quindi una partecipazione incredibile in situazioni eccezionali, superiore alle elezioni europee, questa è la realtà. C’è stata un’espressione democratica che va rispettata e applicata. Quanto alla legalità, il referendum può scontrarsi contro una determinata visione restrittiva e interessata della Costituzione spagnola, ma non è l’unica. Ci sono altre letture, ci sono giuristi e padri della Costituzione spagnola che hanno detto che sarebbe possibile per i catalani votare in un referendum o una consulta concordata con lo Stato, il problema non è la Costituzione, ma la mancanza di volontà politica da parte del governo di Rajoy e dei partiti che l’appoggiano.

Dal Parlamento Ue viene una domanda di dialogo, c’è ancora margine?

Noi indipendentisti siamo stati sempre aperti al dialogo, abbiamo chiesto 18 volte negli ultimi anni al Parlamento spagnolo di dialogare e negoziare le condizioni per cui Catalogna possa esercitare il suo diritto a decidere, ma sempre abbiamo ottenuto un no ed ora anche una reazione violenta dello Stato. Pure così siamo disposti a dialogare, a negoziare, ma c’è stato un referendum e c’è un risultato che va rispettato.

Non vi basta una riforma dello Statut (l’organo che indica le competenze della Catalogna)?

Ci abbiamo provato già ed è stato un fallimento, lo Statut è stato approvato 3 volte e 4 anni dopo, nel 2010, il Tribunale Costituzionale ha detto che sue parti importanti andavano contro la Costituzione, che la Catalogna non può essere considerata nazione e che determinate competenze non possono essere passate al governo catalano. Questo è un film che abbiamo già visto, una fase già superata, adesso siamo in un altro livello, quello di esercitare il diritto di autodeterminazione: non  possiamo negoziare nulla che abbiamo già provato e che lo Stato non vuole accettare.

Quindi indipendenza sì o sì?

Abbiamo fatto un esercizio di autodeterminazione in circostanze molto difficili, c’è stato un risultato e ora bisogna parlare di come applicarlo.

E se Madrid decide l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione rimuovendo l’autonomia della Catalogna?

Se lo stato vuole continuare ad applicare misure restrittive della libertà in Catalogna, sapranno cosa stanno facendo. Noi vogliamo il rispetto del risultato del diritto a decidere. Se vogliono annullare le nostre istituzioni e il nostro autogoverno la risposta sociale sarà molto contundente, per quanto sempre nei canoni pacifici. Se sopprimono le istituzioni avranno una risposta in massa della società catalana.

Vi è stato detto chiaramente, una Catalogna indipendente finirà fuori dalla Ue.

Mi piacerebbe che qualcuno mi mostrasse l’articolo che dice che un territorio che già fa parte della Ue è espulso, non è una situazione prevista, non ci sono antecedenti. La soluzione di questa situazione nuova pasa per un accordo politico, nessuno può pretendere che un paese come la Catalogna, un’economia importante del sud Europa, molto legato al resto della Ue vi venga espulso per il fatto di esercitare il suo diritto democratico, non ha senso. La Ue già sta perdendo un membro, come la Gran Bretagna, non ha interesse a perderne un altro.

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