"Acqua potabile per tutti". Ma su rifugiati e rom gli Stati Ue si spaccano

La Commissione europea ha proposta una bozza di legge volta a garantire l'accesso a servizi idrici di qualità anche ai gruppi più emarginati. Ma ogni paese vuole avere le mani libere su chi far rientrare in questa categoria

Lo hanno chiesto oltre un milione di cittadini europei: l’acqua potabile sia un diritto garantito a tutti coloro che vivono nel Vecchio Continente. La Commissione Ue ha risposto presentando una proposta che fa proprio lo spirito dell’iniziativa, ossia aiutare i soggetti più deboli. Specificando che tra i gruppi a rischio emarginazione sociale vanno considerati “rifugiati, comunità nomadi, senzatetto e culture minoritarie come i rom”. Ma proprio tale passaggio della bozza di legge ha fatto scoppiare le rimostranze di Paesi ed esponenti politici dell’Ue.

Emarginato chi?

“Ogni Stato europeo ha un problema con questa proposta - ha detto a Politico.eu una fonte comunitaria - Il problema non è l'accesso all'acqua, ma la definizione dei gruppi vulnerabili che starebbe superando le competenze dei paesi membri”. In altre parole, ogni governo vuole avere le mani libere su chi definire emarginato o meno. E dunque, su chi investire per garantire l’acqua potabile. 

Tra i contrari alla proposta della Commissione c’è la Germania. “Pensiamo che questa legislazione dovrebbe concentrarsi sulla qualità dell'acqua - ha dichiarato Alexander Plappert, portavoce della Rappresentanza permanente tedesca presso l'Ue - Non è necessario introdurre una definizione per le persone vulnerabili perché questa è una materia diversa. Pensiamo che appartenga alla legislazione sulla sicurezza sociale”. 

Questione burocratica?

Come il governo tedesco, chi fa parte del fronte dei contrari non ci sta a passare per razzista e sottolinea gli aspetti burocratici della propria opposizione: “Non tutti i paesi hanno gli stessi gruppi a rischio emarginazione e alcuni sono più toccati da determinati gruppi. Questi problemi devono essere affrontati, quindi deve esserci una definizione flessibile”, dichiara un diplomatico a Politico.eu. 

Nessuno lo dice, ma è chiaro che l’obbligo di garantire acqua potabile a rifugiati e rom preoccupa diverse forze politiche. Nel 2017, il Centro europeo per i diritti dei rom ha compilato uno studio sull'accesso all'acqua per le comunità rom in tutta Europa. Due terzi degli insediamenti rom studiati avevano meno accesso all'acqua potabile rispetto ai loro vicini non rom. I richiedenti asilo spesso combattono anche per garantire l'accesso all'acqua potabile negli accampamenti. “Se c’è qualcuno che ha scelto di vivere fuori dalla società, questo va considerato vulnerabile?”, si chiede un altro diplomatico Ue.

Secondo la Banca mondiale, Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia hanno la più alta popolazione di rom nell'Ue. Secondo Eurostat, Germania, Francia e Italia erano le principali destinazioni per richiedenti asilo in Europa nel 2017, per lo più provenienti dal Medio Oriente e dall'Africa.

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La Commissione europea respinge le accuse: “La definizione proposta lascia un ampio margine di manovra agli Stati membri per definire i gruppi rilevanti a livello nazionale poiché questi gruppi possono differire da un paese all'altro", dice Enrico Brivio, portavoce dell’esecutivo comunitario. Si vedrà. Adesso, il testo della Commissione sarà valutato dal Parlamento e dal Consiglio degli Stati membri. 
 

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