Intesa Francia-Germania: "Fondo Ue anti-crisi da 500 miliardi"

Merkel e Macron hanno sottoscritto un'intesa di massima sul Recovery fund da portare al tavolo Ue: previsti aiuti a fondo perduto da finanziare attraverso l'emissione di titoli di debito garantiti dal bilancio europeo. Ma per Conte è solo "un buon punto di partenza" che va ampliato

Ci sono gli aiuti a fondo perduto da finanziare con bond comuni, come chiedeva il fronte dei Paesi del Sud. Ma anche "un impegno chiaro da parte degli Stati membri per l'applicazione di politiche economiche sane e un programma di riforme ambizioso", riferimento che strizza l'occhio ai falchi del rigore. Ma nel gioco dei compromessi il bicchiere per l'Italia è mezzo pieno. Perché la proposta di Francia e Germania sul nuoo fondo anti-crisi, il Recovery fund o Recovery instrument che dir si voglia, prevede 500 miliardi di aiuti, decisamente meno di quanto chiedeva per l'appunto il governo italiano. E inoltre non è ancora chiaro come il duo Berlino-Parigi intenda ripartire tali risorse: se ai Paesi più colpiti dal coronavirus o ai settori economici più toccati dalla pandemia. Un dettaglio non da poco.

Ma andiamo per ordine. In anticipo rispetto alla proposta che aveva preannunciato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen già a inizio maggio (per poi spostare la data alla prossima settimana), la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno voluto riportare la palla della politica Ue sul solito centro del campo, quello dell'asse Berlino-Parigi. In un documento congiunto, i due leader hanno delineato non solo una proposta per il Recovery fund, ma anche una serie di indicazioni per il futuro assetto dell'Ue, compresa l'idea di una maggiore integrazione europea in campo sanitario. Cosa per ora rimasta saldamente in mano ai governi nazionali (e che non ha certo contrastato il diffondersi dell'epidemia nel Continente).

Sul Recovery fund, si legge nel documento congiunto, Francia e Germania "sostengono un fondo per la ripresa ambizioso, temporaneo e mirato nel quadro del prossimo Mff", ossia il Quadro finanziario pluriennale 2021-27 dell'Ue. In altre parole, verrà aumentato il bilancio pluriennale dell'Ue con l'inserimento di un nuovo fondo al fianco di quelli già conosciuti, come i fondi strutturali o Horizon per esempio. Ma come verrà finanziato l'aumento e come verrano ripartite le risorse di questo fondo? Stando alle regole che governano il bilancio pluriennale, l'Italia rischierebbe di dover versare in questo fondo più di quanto riceve, essendo un contributore netto. Proprio per evitare questo rischio, nei giorni scorsi il governo Conte aveva proposto che il Recovery fund desse priorità ai Paesi più colpiti dalla pandemia. Un criterio che premierebbe tanto l'Italia, quanto la Francia (anch'esso contributore netto).

L'iniziativa di Roma si è pero' scontrata con un fronte di Paesi Ue guidato dalla Polonia, che chiedono invece di usare come criterio di ripartizione non le aree geografiche, ma i settori economici più colpiti dal coronavirus. La proposta franco-tedesca sembra voler accontentare entrambi: il nuovo fondo andrà ai "settori" e alle "regioni più colpite sulla base dei programmi di bilancio Ue e in linea con le priorità europee", si legge sempre nel documento congiunto. Per finanziare questo fondo, la Commissione europea potrà "indebitarsi sui mercati per conto dell'Ue, nel pieno rispetto del trattato Ue, del quadro di bilancio e dei diritti dei Parlamenti nazionali". Merkel e Macron prevedono in altre parole di creare dei bond comuni a partire dal bilancio Ue (e non dai bilanci nazionali): non sono gli eurobond, ma qualcuno potrebbe spacciarli per tali. A ogni modo, come ha chiarito il presidente francese, il Recovery fund sarà la prima risposta europea alla crisi del coronavirus che non prevede solo prestiti (a differenza del Mes, del Sure e della Bei): si tratterà di aiuti a fondo perduto che peseranno principalmente sulle casse dei Paesi più ricchi. In Olanda già hanno fatto i primi calcoli: se la proposta franco-tedesca dovesse diventare realtà, i Paesi bassi dovranno versare al bilancio Ue tra i 20 e i 25 miliardi in più.

Fonti vicine a Berlino hanno assicurato che il cosiddetto fronte dell'austerity (di cui fanno parte Germania, Olanda, Austria, Svezia e Finlandia) si era coordinato in vista dell'accordo con la Francia. Ma forse il telefono a Vienna era rotto dal momento che il cancelliera austriaco Sebastian Kurz ha subito twittato il suo "no" a qualsiasi misura contempli aiuti a fondo perduto. Anche per venire incontro a queste resistenze, nel documento congiunto franco-tedesco si dice espressamente che chi riceverà i soldi del Recovery fund dovrà fornire della garanzie, ossia "un impegno chiaro (..) per l'applicazione di politiche economiche sane e un programma di riforme ambizioso". Se stessimo parlando del Mes, qualcuno avrebbe polemizzato definendo questo impegno un memorandum à la greca. 

Adesso, il testo di Merkel e Macron andrà sul tavolo della Commissione europea, che a stretto giro ha fatto sapere di apprezzare il 'contributo' franco-tedesco, considerato in linea con quanto elaborato già dagli uffici di Bruxelles. La prossima settimana, la presidente von der Leyen svelerà la sua proposta di Recovery fund, che poi diventerà la base di partenza per le discussioni tra i governi Ue. E' probabile che la Commissione innalzi l'ammontare complessivo a una cifra più vicina alle richieste del Sud. Si vedrà. Il premier Giuseppe Conte ha già fatto capire che batterà i pugni per alzare l'asticella degli aiuti e soprattutto per indirizzare più risorse fresche verso le ormai esauste casse pubbliche italiane. Il Mes potrebbe diventare un'opzione meno difficile da praticare politicamente se il governo tornerà dai prossimi vertici Ue con una vittoria sul Recovery fund (le cui risorse scatteranno non prima del prossimo anno). 

Nell'attesa di vedere cosa accadrà su questo fronte, vanno sottolineati altri due aspetti della proposta di Merkel e Macron. Il primo riguarda la sanità: Germania e Francia, dopo le polemiche per la mancanza di coordinamento Ue nel rispondere alla pandemia, propongono una maggiore integrazione europea dei sistemi nazionali. un impegno chiaro da parte degli Stati membri per l'applicazione di politiche economiche sane e un programma di riforme ambizioso. Tra gli obiettivi che l'Ue deve perseguire per avere "sovranità strategica" in campo sanitario si citano la costituzione di "riserve strategiche di medicinali e prodotti medicali" e l'incoraggiamento delle "capacità produttive" in questo campo all'interno dell'Ue; la creazione di una task force Ue per la Salute all'interno dell'Ecdc, il centro europeo per le malattie infettive, per "sviluppare piani di prevenzione e reazione contro future epidemie" la necessità di aumentare "le capacità europee di ricerca nei vaccini e nei medicinali".

Il secondo aspetto da sottolineare del documento congiunto di Berlino e Parigi riguarda la dimensione fiscale. In quella che pare un'apertura a nuove risorse proprie Ue (ossia risorse che Bruxelles possa raccogliere direttamente senza passare dalle casse nazionali), il testo sottolinea che "migliorare il quadro fiscale resta una priorità" nell'Ue, "in particolare introducendo una tassazione minima effettiva e una tassazione equa per l'economia digitale all'interno dell'Ue, idealmente basata su una conclusione positiva del lavoro a livello Ocse, e stabilendo una base fiscale comune per le imprese". Proposte che dovrebbero servire a evitare che alcuni Paesi (come Olanda e Lussemburgo) diventino una sorta di paradisi fiscali dentro l'Ue a scapito dei Paesi dove la tassazione sulle imprese è più alta, come l'Italia. 

Infine, nel testo di Merkel e Macron, sembra trovare spazio anche la paura di una Cina pronta a mettere le mani sulle imprese europee in difficoltà: l'Ue, scrivono, deve assicurare uno screening degli investimenti nazionali fatti da attori extra europei nei settori strategici, come la salute, la farmaceutica e le biotecnologie.

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