Condannata per aborto spontaneo dopo aver subito uno stupro: esce dal carcere dopo 15 anni

La storia di Maira Verónica Figueroa Marroquín ha sconvolto il mondo. Succede a El Salvador, dove altre 47 donne sono ancora detenute per aver interrotto la gravidanza: 24 con pene trentennali. Tra queste, Evelyn Hernandez Cruz, anche lei in prigione dopo essere stata violentata

Maira Verónica Figueroa Marroquín all'uscita dal carcere / EPA/ARMANDO ESCOBAR

C'è un paese dove non solo interrompere la gravidanza è un reato, ma in si puo' finire per 30 anni in carcere per un aborto spontaneo. E' quanto successo a Maira Verónica Figueroa Marroquín, 34 anni, 15 dei quali trascorsi in un carcere di El Salvador, piccolo paese del Centro America. 

Omicida per un aborto spontaneo

La sua storia è un pugno nello stomaco: a 19 anni viene stuprata e resta incinta, ma ha un aborto spontaneo. In un paese normale Maira dovrebbe ricevere assistenza sociale e psicologica per provare a superare il trauma, ma non nel cattolicissimo El Salvador. Qui, l’interruzione di gravidanza è illegale e completamente vietata in qualsiasi caso: tutte le donne, anche minorenni, devono partorire, a prescindere se rischiano la vita, a prescindere se la gravidanza sia il frutto di una violenza sessuale. 

Abortire, stando alla legge, comporta da due a otto anni di reclusione. Ma spesso i giudici vanno oltre e considerano l’interruzione di gravidanza come un omicidio aggravato: cosi' le pene salgono a 30 anni, o anche più. E' successo a Maira. E' successo un anno fa a Evelyn Hernandez Cruz, anche lei condannata dopo essere stata violentata. In tutto, sono 47 le donne attualmente in carcere per aver abortito: 24 di loro condannate per omicidio. 

Il processo farsa

Il caso di Maira, poi, fa ancora più rabbia: dopo aver subito lo stupro, ha continuato a lavorare come governante per sfamare se stessa e il bambino che portava in grembo. L'emorragia la colpi' proprio sul posto di lavoro e la corsa all'ospedale fu inutile: il feto era morto. Una tragedia nella tragedia: per l'accusa, quell'aborto era stato causato dalla negligenza della stessa Maira. E a difenderla, fino al giorno prima dell'udienza, non c'era neanche un avvocato difensore. Tanto meno i giudici ritennero opportuno consultare un medico legale per valutare se effettivamente fosse stato il “comportamento” della ragazza a provocare la morte del feto. La condannarono a 30 anni. Era il 2003. 

La sentenza della Corte suprema

Da allora, diverse organizzazioni, tra cui Amnesty international, hanno fatto pressioni perché El Salvador liberasse lei e le altre donne detenute per aver abortito. Una di queste organizzazioni, che si batte per la legalizzazione dell'interruzione di gravidanza, ha presentato ricorso alla Corte suprema di giustizia. La sentenza è arrivata il 13 marzo: la condanna di Maira era stata “eccessiva e immorale”, ha stabilito la Corte, che ha pertanto commutato la pena, consentendo il rilascio.

Ad attenderla fuori dal carcere c'era Teodora del Carmen Vásquez, anche lei rilasciata dopo anni trascorsi dietro le sbarre per un aborto spontaneo. “Il 14 luglio del 2007 – racconta Il Post - quando era incinta di quasi nove mesi, chiamò il pronto soccorso dal bagno della scuola dove lavorava come impiegata. Non le aveva risposto nessuno e lei, nel frattempo, aveva avuto una grave emorragia: il bambino era nato morto. Un suo collega l’aveva trovata, aveva avvertito la polizia e lei, ancora priva di sensi, era stata arrestata. Vásquez aveva già un figlio che all’epoca aveva quattro anni. Nel 2008 venne condannata a 30 anni di prigione. Quando è stata rilasciata suo figlio aveva 14 anni”.

Le madri-bambine

Le sentenze che hanno consentito il rilascio di Maira e Teodora farebbero sperare in una maggiore apertura del paese nei confronti dell'aborto. Se non fosse che alle recenti elezioni, l'estrema destra, che nel 1998 aveva approvato la legge sull'aborto anche sotto le forti pressioni della Chiesa locale, è tornata al potere. 

Poco importa che da quando la legge è entrata in vigore, ci siano state migliaia di morti legate alle complicazioni della gravidanza e, solo tra il 2005 e il 2008, quasi 20 mila aborti clandestini praticati con metodi molto rudimentali e pericolosi. Il divieto di aborto riguarda anche i casi di bambine che sono state vittime di abusi sessuali. Nel 2015, 1.445 bambine tra i 10 e i 14 anni hanno avuto un bambino. 

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