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Sabato, 2 Marzo 2024
Il caso / Polonia

Aborto negato, donna incinta muore di setticemia: tre medici accusati di omicidio colposo

La vicenda in Polonia: i dottori hanno atteso il decesso del feto per paura di sanzioni. Nel Paese, la legge vieta di fatto l'interruzione di gravidanza

In Polonia, una donna di 30 anni è morta di setticemia a causa del rifiuto, da parte dei medici, di effettuare un’interruzione di gravidanza che le avrebbe probabilmente salvato da vita. Il 7 settembre scorso, un anno dopo i fatti, il procuratore di Katowice ha avviato un procedimento contro i tre medici presenti quel giorno.

Secondo le indagine condotte, gli operatori sanitari avrebbero agito in contrasto con le conoscenze mediche, provocando il decesso della paziente. Potrebbero rischiare fino a cinque anni di carcere. Da un anno ormai, in Polonia, l'aborto non è più consentito se non nei casi estremi di pericolo di vita per la madre o nel caso in cui la donna sia rimasta incinta in seguito a stupro o incesto. Per paura delle ripercussioni legali, i medici sono sempre più reticenti a praticare le interruzioni di gravidanza. La morte della paziente aveva provocato un'ondata di indignazione in tutto il Paese.

Izabela è morta nel settembre dello scorso anno dopo essere stata portata in ospedale alla 22a settimana di gravidanza in seguito alla rottura prematura delle acque. Il personale sanitario decise di non effettuare un aborto, ma di attendere che il feto morisse da solo. E così accadde, solo che oltre al feto morì la stessa Izabela, a causa di una setticemia.

Durante la sua permanenza in ospedale, la donna aveva scritto messaggi alla sua famiglia dicendo che i medici avevano deciso di "aspettare fino alla morte del feto". Ha collegato la loro decisione al divieto quasi totale dell'aborto introdotto l'anno scorso - che ha reso illegali gli aborti dovuti a difetti alla nascita - e si è lamentata di essere trattata come un’"incubatrice". In seguito al suo decesso, un’ispezione dell'ospedale aveva rivelato numerose irregolarità nel trattamento dei pazienti. In quell'occasione la clinica era stato condannato a pagare una multa di 138mila euro.

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