A una condanna per frode Iva si può sfuggire se sopraggiunge la prescrizione

La Corte Ue si è pronunciata su due procedimenti in corso a Milano per gravi violazioni della normativa italiana: “Bisogna rispettare il principio di legalità dei reati e delle pene”

Ansa

Se un procedimento giudiziario dura troppo a lungo il reato va in prescrizione, e questo principio vale anche per le frodi sull'Iva, anche se gravi. Lo ha sancito una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, che è stata chiamata a pronunciarsi su due procedimenti penali in corso a Milano.

Per Lussemburgo non applicare la prescrizione “ potrebbe ledere il principio di legalità dei reati e delle pene” si legge nella sentenza. I giudici del Lussemburgo hanno valutato il caso sollevato dalla Corte suprema di cassazione italiana e dalla Corte d'appello di Milano, chiamate a pronunciarsi in procedimenti penali a carico di due persone accusate di frodi gravi in materia di Iva.

I giudici comunitari sono consapevoli che i reati rischierebbero di rimanere impuniti se dovessero essere applicate le norme del codice penale italiano sulla prescrizione, mentre i due procedimenti in questione potrebbero concludersi con una condanna se il termine di prescrizione previsto da tali norme venisse disapplicato sulla base dei principi espressi dalla Corte di giustizia nella sentenza Taricco.

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Quest'ultima sentenza però è stata pronunciata in un momento successivo alla commissione dei reati, e quindi non può essere applicata retroattivamente. In tale sentenza, la Corte ha interpretato l’articolo 325 TFUE, secondo cui l’Unione europea e gli Stati membri hanno il dovere di combattere contro la frode e tutte le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione e di offrire una protezione efficace a tali interessi. Ma i togati di Lussemburgo, si legge ancora nella sentenza, hanno sollevato dubbi “sulla compatibilità della soluzione che emerge dalla sentenza Taricco con i principi supremi dell’ordine costituzionale italiano e con il rispetto dei diritti inalienabili della persona”. Per questo, conclude la Corte, “l’obbligo di garantire un’efficace riscossione delle risorse dell’Unione derivante dall’articolo 325 TFUE non può contrastare con il principio di legalità dei reati e delle pene”, e quindi la prescrizione resta valida.

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