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Lunedì, 8 Agosto 2022
Crisi energetica

Riempire le scorte di gas per non restare senza in inverno: a che punto sono i Paesi Ue

Via libera alla misura che prevede uno stoccaggio minimo dell'80% entro l'1 novembre per evitare i ricatti di Putin. Ma potrebbe servire l'aiuto della Russia

L'obiettivo minimo è l'80% entro l'1 novembre di quest'anno: a tanto dovrà ammontare il gas immagazzinato nei serbatoi di stoccaggio dei Paesi europei per affrontare al meglio il prossimo inverno ed evitare contraccolpi da possibili interruzioni nelle forniture da parte della Russia. Lo hanno concordato in via definitiva i 27 governi del Consiglio Ue, che hanno approvato il regolamento poposto dalla Commissione e approvato pochi giorni fa dal Parlamento. 

Il regolamento prevede che lo stoccaggio sotterraneo del gas sul territorio degli Stati membri dovrà essere riempito almeno per l'80% della loro capacità prima dell'inverno 2022/2023 e per il 90% prima dei periodi invernali successivi. Nel complesso, l'Ue tenterà collettivamente di riempire l'85% della capacità totale di stoccaggio del gas sotterraneo nell'Ue nel 2022.

"Avendo concluso i negoziati in meno di due mesi, l'Ue dispone ora di uno strumento che richiede a tutti gli Stati membri di disporre di un adeguato stoccaggio del gas per il periodo invernale e che facilita la condivisione tra i Paesi. Accolgo con favore questo regolamento altamente operativo che, nell'attuale contesto internazionale, ci consente di rafforzare la resilienza energetica dell'Europa e l'effettiva solidarietà tra gli Stati membri", ha commentato la ministra francese per la Transizione energetica, Agne's Pannier-Runacher. 

Ma a che punto sono le scorte dei vari Paesi Ue? Attualmente, l'Ue nel complesso ha raggiunto un livello di riempimento dei serbatoi pari al 55,7%. Il grosso della capacità di stoccaggio, però, è concentrata su 5 Stati membri: Germania, Italia, Francia, Paesi Bassi e Austria. Altri Paesi hanno capacità minime, se non pari a zero. Ecco perché il regolamento prevede un meccanismo di solidarietà che consente a questi Paesi di utilizzare i magazzini situati in un altro Stato Ue.

Per capire se e come il blocco riuscirà a raggiungere gli stock concordati, bisogna dunque fare riferimento a chi ha più capacità di scorta. La Germania, che rappresenta quasi un quarto degli impianti di stoccaggio Ue, è giunta quasi al 60%. L'Italia, che ha un sesto dei magazzini dell'Unione, è al 56%. Francia e Olanda sono rispettivamente al 60% e al 51%. Più indietro l'Austria, con il 44%. La Polonia, che ha  una capacità non molto inferiore a quella dell'Austria (ma una popolazione quasi cinque volte più numerosa), è al 97%, forte della sua produzione di energia da carbone.

Ce la faranno i big dello stoccaggio a raggiungere i target fissati? Molto dipenderà dalla stessa Russia. Secondo Thomas Rodgers, analista energetico presso la società di consulenza Icis, nel 2022 l'Europa riuscirà a ottenere un totale di 12,6 miliardi di metri cubi di gas da Paesi fornitori alternativi alla Russia. Si tratta di una cifra record rispetto al recente passato. Eppure non basta a sentirsi al sicuro dalle minacce del Cremlino: nei primi sei mesi di quest'anno, la Russia ci ha spedito ben 25 miliardi di metri cubi di gas, il doppio di quanto l'Ue dovrebbe raccogliere altrove. "Il gas in più che (altri Paesi, ndr) possono dare all'Europa, lo stanno già dando. Eventuali forniture aggiuntive non arriveranno presto", dice Rodgers a Politico.

Simone Tagliapietra, ricercatore del think tank Bruegel, è sulla stessa linea: se la Russia continua a spedire gas, l'Ue potrebbe raggiungere il suo obiettivo di stoccaggio entro ottobre. Ma se Mosca chiude i rubinetti, raggiungere questo traguardo sarà "super impegnativo". Il rischio di uno stop, per alcuni analisti, è quasi certo. E potrebbe arrivare già a luglio. 

"La probabilità è molto alta, è quasi il 100 percento", dice Mikhail Krutikhin, co-fondatore dell'agenzia di consulenza indipendente RusEnergy e uno dei principali esperti del monopolio russo delle esportazioni di gas Gazprom. "Putin preferirebbe usare Gazprom come arma in questo momento" piuttosto che correre il pericolo che l'Ue riempia i suoi depositi, sentendosi così al riparo delle minacce del Cremlino. Sarebbe una mossa pesante per l'economia russa, che potrebbe costare migliaia di posti di lavoro. Ma è l'unica arma rimasta a Mosca per non perdere definitivamente la partita con l'Occidente. 

 

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