"Fate quel che volete di me. Ho fiducia solo in Allah". Al via il giudizio a Salah Abdeslam, chiesti 20 anni di carcere

Iniziato oggi a Bruxelles il processo all'unico terrorista sopravvissuto agli attacchi di Parigi del novembre 2015. In Belgio è accusato solo per la sparatoria che ha portato al suo arresto il 15 marzo 2016. Abdeslam non risponde alle domande dei giudici: "il silenzio non mi converte in criminale"

Salah Abdeslam oggi nel giudizio a Bruxelles. ANSA/EPA

"Il mio silenzio non mi converte in criminale, è la mia difesa". Barba lunga e capelli fino alle spalle, nessuna telecamera ammessa, per suo volere, e il suo profilo lasciato solo alla matita dei disegnatori, Salah Abdeslam è comparso stamattina di fronte ai giudici a Bruxelles e per la prima volta ha parlato, senza dire nulla.

"Vorrei che ci si basasse su prove scientifiche, non fare dell'ostentazione come fanno i media - ha affermato Abdeslam - ciò che constato è che i musulmani sono trattati nella peggior maniera, senza pietà. Non c'è presunzione di innocenza. Giudicatemi, fate quel che volete con me, io ho fiducia solo in Allah". 

Sotto accusa per tentato omicidio con fine terroristico

L'unico sopravvissuto del commando che il 13 novembre 2015 ha seminato morte e dolore a Parigi, il ricercato numero uno in Europa fino a che un'ispezione di polizia nel comune di Foret a Bruxelles metteva fine alla sua latitanza, consegnandolo alla giustizia belga e francese, è a giudizio in Belgio per l'attacco ed il ferimento dei tre poliziotti che hanno scoperto il suo covo durante un controllo di routine.

Per questo scambio a fuoco, in cui morì un complice di Abdeslam, Mohamed Belkaid, è stato incriminati anche Soufien Ayari, un tunisino di 24 anni che, dicono le prove balistiche, sparò anche lui sui poliziotti. Ayari, a differenza di Abdeslam, ha invece risposto alle domande dei giudici, pur indicando nel solo jiahidista defunto l'autore della sparatoria.

Per entrambi, Ayari e Abdeslam, la procura ha chiesto 20 anni di carcere, per tentato di omicido con fine terroristico. 

La fuga da Parigi, l'arresto e gli attentati di Bruxelles

Abdeslam, francese di origine marocchina e poi naturalizzato belga, è il simbolo degli attacchi che hanno insanguinato Parigi nel Novembre 2015 togliendo la vita a 130 persone. Allora decise di non farsi esplodere, abbandonando la cintura esplosiva e lanciandosi, con l'aiuto di alcuni amici di Molenbeek, comune in cui è cresciuto, in una fuga che dalla Francia lo portava in Belgio, protetto da una rete di amicizie che è saltata con la perquisizione di metà marzo 2016 a Foret.

Quell'arresto, dicono gli inquierenti, ha accelerato i preparativi degli attentati che pochi giorni dopo hanno colpito la capitale belga uccidendo 32 persone tra l'aeroporto di Zaventem e la stazione della metro di Maalbek, a due passi dal cuore delle istituzioni europee. 

Parigi, Bruxelles e l'attentato al treno Amsterdam-Parigi, "un'unica operazione dell'Isis"

Secondo gli inquirenti belgi questi due attentati, sommati all'attacco al treno Amsterdam-Parigi dell'agosto 2015 (su cui Spielberg sta girando un film con come attori i tre passeggeri che hanno disarmato l'attentatore), potrebbero far parte "di un'unica operazione" orchestrata dall'Isis in Europa. Se passasse questa tesi, su Abdeslam non cadrebbe solo l'accusa di tentato omicido, riferita all'operazione di polizia che ha portato al suo arresto, ma anche quella ben più grave di strage. La stessa per cui viene giudicato in Francia. 

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