“Gay e sposato? Non puoi votare”, cittadino rumeno escluso dalle elezioni politiche

Disavventura per Adrian Coman, attivista Lgbt discriminato dalle autorità di Bucarest per il suo matrimonio omosessuale con un americano. Nel 2018 la Corte di giustizia dell’Ue gli diede ragione, aprendo ai diritti per i coniugi Lgbt in tutti i Paesi europei

Foto della manifestazione del Gay Pride di Bucarest ( ANSA-EPA/Bogdan Cristel)

Sta facendo il giro del mondo la storia di Adrian Coman, cittadino rumeno sposato con un americano. L’attivista per i diritti delle persone Lgbt, all’inizio dell'anno si era rivolto al consolato rumeno di New York, dove vive con suo marito Clai Hamilton, per il rinnovo del passaporto. Quella che doveva essere la semplice compilazione di un modulo si è trasformata in una disputa sui diritti civili quando Coman ha dichiarato il suo matrimonio con un uomo nella parte dedicata allo stato civile. Da allora, assieme al diniego del rinnovo del passaporto, al 47enne rumeno viene negato anche il diritto di voto

Le elezioni negate

Il primo turno di elezioni presidenziali in Romania si terrà domenica 10 novembre e, salvo colpi di scena, Coman non potrà partecipare alla scelta del prossimo presidente. Come per tutti i cittadini rumeni residenti all’estero, avere un passaporto valido è un requisito imprescindibile per poter esprimere la propria preferenza alle urne. “È molto umiliante e discriminatorio - ha detto Coman al giornale rumeno Libertatea - se fossi sposato con una donna, non avrei problemi”. 

La disputa legale

Per ottenere il suo nuovo passaporto, Coman dovrebbe prima ottenere il riconoscimento da parte delle autorità rumene del suo certificato di matrimonio belga, ma ciò appare impossibile dal momento che “non esiste corrispondenza legale” nei documenti di stato civile rumeno.

Le battaglie di Coman

Coman porta avanti da anni una lotta con le autorità del suo Paese per ottenere il riconoscimento dei diritti di suo marito in Romania. La Corte di giustizia dell’Ue nel 2018 si è schierata dalla parte dei coniugi, dichiarando che il marito di Coman aveva il diritto di risiedere con lui in Romania indipendentemente dal fatto che il matrimonio tra persone dello stesso sesso fosse legale o meno nel Paese che fa parte dell’Ue da ormai 15 anni. 

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