Orban stravince ancora. L'Europa rischia di andare in tilt

Il discorso anti-immigrati ed anti Ue del leader nazionalista raccoglie il 49% dei voti in una giornata segnata da una partecipazione record del 70%. Secondi i post-fascisti di Jobbik, solo terzi socialisti e verdi. Ha vinto l'uomo che ama Putin ed Erdogan e non vuole la solidarietà tra gli Stati Ue

Viktor Orban nell'ultimo meeting elettorale. EPA/ZSOLT SZIGETVARY HUNGARY OUT

Anti-immigrati ed anti-Ue e benedetto ancora dal suo popolo: il premier ungherese Viktor Orban si porta a casa il terzo successo consecutivo nelle urne e lo fa in pompa magna, vincendo le elezioni di domenica con il 49% dei voti. Dietro a lui, che era già stato al potere anche tra il 1998 ed il 2002, si piazza l'estrema destra di Jobbik, partito xenofobo che ha intrapreso una marcia verso il centro per aumentare la base elettorale, con il 20% dei voti. Un risultato importante ma inferiore alle aspettative del leader di questa formazioni dalle radici neo-fasciste, Gabor Vona, che si è dimesso. Per vedere qualcosa di sinistra bisogna scendere al 12% raccolto dalla coalizione di verdi e socialisti.

Le lunghe code ai seggi e una partecipazione record del 70% hanno fatto sperare in un buon risultato dell'opposizione, così non è stato, l'Ungheria scivola sempre più a destra verso quel modello di "democrazia non-liberale" promosso apertamente da Orban. 

"Un'opportunità per difendere l'Ungheria"

"La vittoria - ha affermato il premier nella notte - è un'opportunità per difendere l'Ungheria". Promotore dei valori cristiani tradizionali nonché di diverse riforme illiberali della Costituzione finite sotto il mirino di Bruxelles (ma mai condannate con misure pratiche, come il ritiro del diritto di voto nel Consiglio), nemico delle Ong e di George Soros, il magnate di origine ungherese che ha fatto fortuna con la speculazione finanziaria prima di convertirsi in filantropo, Orban ha vinto cavalcando in maniera ossessiva la difesa contro il "pericolo mortale" che starebbe minacciando gli ungheresi, ossia l'arrivo di migliaia di migranti musulmani, grazie al ricollocamento obbligatorio voluto dall'Ue. "Dobbiamo decidere bene, perché sbagliando non ci sarà più modo di riparare, rischiamo di perdere il nostro Paese, che diventerà un Paese di immigrati", aveva detto ancora il giorno delle elezioni. 

Rifugiati? No, grazie

E non a caso l'Ungheria ha accolto nessuno dei 1.200 rifugiati che secondo gli accordi sottoscritti dai 28 a Bruxelles avrebbe dovuto ricevere, dando l'esempio - buono o cattivo a seconda dei punti di vista - agli altri paesi del gruppo di Visegrad, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, quelli che tirano il freno a mano su qualsiasi tentativo di dare una ventata di solidarietà dalla politica Ue sull'immigrazione. 

Ammiratore di Putin ed Erdogan. Ed ammirato da Salvini e Meloni

Ma non solo, Orban, che non nasconde di ammirare Putin, Erdogan e il cinese Xi Jinping (ed è molto ammirato a sua volta da Salvini e Meloni, pur dicendo no alla ripartizione dei rifugiati), è l'ispiratore di politiche illiberali - limitazione dei poteri dei giudici, controllo dei media, pressioni sulla società civile - che stanno facendo breccia, peraltro con ancor più forza, per esempio in Polonia. 

Europa in tilt?

E così dopo la vittoria della destra e dell'estrema destra in Austria, di Lega e M5s in Italia, la conferma quasi plebiscitaria di Orban in Ungheria non fa che rafforzare il fronte di chi mette in dubbio i valori su cui si è costruita fino ad ora l'Unione europea. Una marea di malcontento, con accenti populistici e spesso xenofobi, contro cui Bruxelles fino ad ora non ha saputo chiaramente agire. Il rischio ora è che la Ue finisca in tilt.  

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