Martedì, 22 Giugno 2021
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Collari e catene degli schiavi in mostra: così l'Olanda fa autocritica sul suo passato coloniale

L'esposizione al museo di Amsterdam, il direttore: "Quanto accaduto fa parte della nostra storia e riguarda tutti noi"

Uno degli ogetti in mostra

L'Olanda fa autocritica sul suo passato, e lo fa mettendo in mostra una delle pagine più tristi della sua storia: il suo coinvolgimento nella tratta degli schiavi. Al Rijksmuseum di Amsterdam si potrà visitare "Slavery", un'esposizione il cui obiettivo, secondo Taco Dibbts, direttore generale della struttura, è protare alla luce una "triste realtà del secolo d'oro". Per il direttore "queste crudeltà non devono essere importanti solo per i discendenti degli schiavi", visto che quanto accaduto "fa parte della storia olandese, riguarda tutti quelli che vivono nel Paese".

L'esibizione, che è stata personalmente inaugurata dal sovrano Guglielmo Alessandro, conta 140 oggetti, inclusi due quadri di Rembrandt che raccontano la storia della tratta degli schiavi olandesi, avvenuta tra il XVII secolo e il 1893, quando fu finalmente reasa illegale in Suriname e nelle Antille, dove c'erano ex colonie dei Paesi Bassi. Nell'esposizione ci saranno anche collari degli schiavi, catene e molti altri oggetti a loro appartenuti. Inoltre, come riporta il Guardian, la mostra prevede un'audioguida attraverso cui sarà possibile ascoltare la voce e i pensieri di una Ma Chichi, una donna nata in schiavità nel 1853, che a sua volta racconta la storia di sua nonna, fatta prigioniera nel XVIII secolo. Nel suo racconto, la donna dice che sua nonna le ha detto di non aver "mai fatto quello che i miei padroni mi chiedevano". La voce di Chichi è stata registrata nel 1958, quando aveva 105 anni. Valika Smeulders, curatrice dell'esposizione e responsabile della storia del Rijksmuseum, ha affermato che è stato fondamentale portare alla luce la storia orale, soprattutto data la mancanza di testimonianze scritte di persone schiavizzate. Secondo la curatrice, il racconto di Chichi "ti dà una prospettiva non solo femminile, che è piuttosto rara, ma anche di persone consapevoli della loro umanità, anche se vivevano in una condizione di prigionia". 

Durante il periodo della tratta degli schiavi, i commercianti olandesi hanno portato oltre 600mila africani in Nord e Sud America e quasi 1 milione di persone in tutto l'Oceano Indiano. Lo scorso anno re Guglielmo Alessandro si è scusato per l'"eccessiva violenza" perpetrata dai colonialisti olandesi in Indonesia. "Spero che la mostra sia di successo" ha detto Dibbts, "così molte persone potranno conoscere anche questo lato della storia". Proprio per raggiungere questo obiettivo il direttore del museo ha previsto una versione online. Il Rijksmuseum è attualmente chiuso al pubblico, ma è disponibile un tour digitale e gli studenti sono invitati gratuitamente. La mostra resterà aperta fino al 29 agosto.

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