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"Moriamo come le mosche", i rom ungheresi chiedono aiuto contro il Covid-19

La comunità non si fida del governo, per questo è restia alla somministrazione di vaccini. In più continuano a salire i contagi e la situazione si avvicina sempre più “a una crisi umanitaria”

Le infezioni da coronavirus stanno devastando la comunità rom ungherese, che conta circa 700 mila persone. Secondo alcuni resoconti sembra che i morti nelle singole famiglie siano molto comuni. Inoltre, l’epidemia sembra essere senza controllo ed è accompagnata da una profonda sfiducia nelle autorità. Nonostante dati ufficiali sulla situazione coronavirus nella comunità rom non siano disponibili, le interviste a membri della comunità hanno rivelato storie strazianti di sofferenza e morte. La sfida sanitaria sembra essere senza precedenti, soprattutto considerate le condizioni di disagio in cui queste persone spesso vivono. 

Le parole della comunità

"Stiamo morendo come mosche", ha detto Aladar Horvath, un difensore dei diritti dei Rom a stretto contatto con la comunità, come riporta Euractiv. Quando gli è stato chiesto per telefono di descrivere la situazione generale, è scoppiato a singhiozzare e ha detto di aver appreso un'ora prima che suo nipote di 35 anni era morto di coronavirus. Un'altra rom, Zsanett Bito-Balogh, ha paragonato l'epidemia nella sua città di Nagykallo, nell'Ungheria orientale, a un'esplosione. "È come se fosse esplosa una bomba", ha detto la donna e ha aggiunto che "quasi tutte le famiglie ce l'hanno ... Un giorno vedi una persona andare in bicicletta, la settimana successiva è in ospedale e quella dopo stai ordinando fiori per il suo funerale." Bito-Balogh, che a sua volta si è ripresa due volte dal Covid-19, ha detto che a un certo punto si è ritrovata con addirittura 12 membri della famiglia in ospedale. Ha affermato di aver perso due zii e anche sua nonna a causa del virus. Inoltre, ha raccontato che un suo vicino di casa ha perso entrambi i genitori, un cugino e uno zio in poche settimane. “Mi sto affrettando a organizzare punti di raccolta per i vaccini” ha aggiunto Bito-Balogh, che prevede di avere una rete attiva e funzionante in poche settimane.

I vaccini

Nonostante le difficoltà nel persuadere molti Rom a rivolgersi alle autorità sanitarie per cure mediche e vaccinazioni, i leader della comunità stanno sollecitando il governo a fare di più per intervenire e affrontare quella che Horvath descrive come “una crisi umanitaria”. Il capo dello staff del primo ministro Viktor Orban, Gergely Gulyas, ha detto che le vaccinazioni sono già state distribuite ai Rom. Ma, come spiega Euractiv, si procede a rilento perché la comunità è prevalentemente giovane. Questo significa che le loro vaccinazioni sono programmate più tardi rispetto a quelle degli ungheresi più anziani.

Decenni di sfiducia

Secondo un sondaggio condotto dall’Università ungherese di Pecs, sembra che solo il 9% dei Rom voglia essere vaccinato contro il coronavirus. Zsuzsanna Kiss, la biologa rom che ha condotto l’indagine, ha detto che la sua comunità ha diffidato dei medici e dei governi per decenni a causa delle discriminazioni subite. Sembra però che conquistare la fiducia dei Rom non sia l'unica sfida. Risulta difficile anche trovare medici che operino nelle zone con alta popolazione Rom. "L'aumento dei casi nella comunità è chiaramente proporzionale al rifiuto del vaccino", ha detto Ferenc Falusmì, un ex chirurgo generale . "Non ci siamo mai fidati molto dei vaccini", ha confermato Zoltan Varga, un giovane Rom anche lui di Nagykallo.

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