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Antoine Deltour. EPA/JULIEN WARNAND

Antoine Deltour. EPA/JULIEN WARNAND

LuxLeaks: assoluzione per Antoine Deltour, l'informatore che ha fatto scoppiare lo scandalo

La Corte di Cassazione del Lussemburgo assolve l'ex dipendente della PricewaterhuseCoopers che aveva filtrato documenti segreti alla stampa. Confermata invece la condanna per Halet, l'altro informatore del caso. Il tutto in attesa di una norma Ue a difesa delle gole profonde

Condanna annullata per il francese Antoine Deltour, il più famoso whistleblower, o gola profonda, d'Europa. La persona che con le sue rivelazioni ha scatenato lo scandalo LuxLeaks e messo la Ue di fronte alle tante deficienze del suo sistema anti-evasione ed anti-elusione fiscale, soprattutto quando in gioco ci sono le tasse delle multinazionali, ed alle compiacenze degli Stati membri verso i grandi gruppi industriali ed economici. La Corte di Cassazione del Lussemburgo ha infatti annullato la condanna di sei mesi di carcere e 1.500 euro di multa comminata per aver filtrato documenti confidenziali della filiale del Grandicato del colosso della consulenza PricewaterhuseCoopers presso cui lavorava. 

Confermata condanna ad Halet, l'altro informatore

Assoluzione per Deltour, ma non per Raphael Halet, l'altro confidente, condannato nel marzo 2017 in appello ad una multa di 1.000 euro sempre per aver sottratto documenti a PwC. Alcuni mesi fa la Corte d'Appello aveva invece confermato l'assoluzione del giornalista francese Edouard Perrin, al quale Deltour e Halet  avevano consegnato le copie dei documenti e riguardo il caso di Deltour aveva riconosciuto il suo status di "informatore", nel senso definito dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo e, quindi, in grado di beneficiare di una tutela.

In appello i giudici avevano però indicato che tale statuto non poteva coprire l'appropriazione di documenti perchè quando se li era procurati non aveva ancora intenzione di divulgarne il contenuto. La Cassazione del Granducato ha respinto l'impostazione dei giudici dell'appello indicando che "il riconoscimento dello status di informatore non può fondarsi che su una valutazione dei fatti complessiva". E' la prima volta che una corte di uno Stato Ue "consacra" la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo relativamente agli informatori, il tutto, però, in un quadro di vuoto legale nell'Unione Europea.

In attesa di una legge europea a protezione delle gole profonde

Il Parlamento Ue ha infatti chiesto a più riprese alla Commissione di proporre una direttiva per armonizzare le norme a protezione degli informatori - ci sono paesi che le prevedono ed altri che non hanno alcun strumento di tutela - ma fino ad ora dal gabinetto Juncker (primo ministro del Lussemburgo quando veniva creato il sistema di esenzione fiscale per le multinazionali scoperchiato dal LuxLeaks) hanno fatto orecchie da mercante.

"Ci sono voluti anni di battaglie nei tribunali affinché la giustizia lussemburghese arrivasse ad una conclusione ovvia: Antoine Deltour era un informatore quando rivelò che il Granducato agiva come un paradiso fiscale, ma è grottesco che la Corte abbia confermato la sentenza ad Halet", sottolinea l'eurodeputato della Sinistra Unitaria Stelios Kouloglou. "Sosteniamo Rapahel Halet - conclude il deputato - che continuerà questa battaglia alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo. Dopo questa piccola ma importante vittoria per Antoine Deltour, dobbiamo continuare la nostra lotta per lavere una legislazione europea a protezione dei whistleblowers ".

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