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EPA/WILL OLIVER

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Brexit, Londra ammette che comanda Bruxelles: "applicheremo le norme Ue" nel periodo di transizione

Il ministro della Brexit David Davis ammette per la prima volta che nel periodo di transizione Londra dovrà sottostare alle norme emanate dai 27, comprese le porte aperte ai cittadini Ue. E prospetta anche una transizione più lunga di 6 mesi

Che non avesse il coltello dalla parte del manico era ormai chiaro, ma almeno ora il governo britannico inizia ad ammetterlo anche in patria. Oggi il ministro per la Brexit David Davis, intervenendo in un'audizione parlamentare, ha finalmente ammesso che nel periodo di transizione, che durerà da fine marzo 2019, quando Londra abbandonerà il club comunitario, fino fine dicembre 2020, il Regno unito dovrà sottostare a tutte le regole della Ue senza aver alcun diritto di intervento sulle sue decisioni. 

Fuori dalla Ue, ma rispettandone le regole

Di fatto i britannici che hanno votato per lasciare la Ue dovranno rispettare le regole comunitarie anche in tutta la durata del periodo transitorio, una posizione che fino ad ora il governo di Theresa May aveva cercato di nascondere o, almeno, smiuire. Davis oggi ha riconosciuto che si cercherà di accontentare la Ue su quasi tutto ciò che chiede, compreso il ruolo della Corte di Giustizia Ue sull'ordinamento britannico nel post-Brexit, ed ha anche lasciato aperta la porta alla possibilità che il periodo di transizione duri oltre il 31 dicembre 2020 (momento in cui si chiude il bilancio settennale della Ue) per altri 6 mesi. 

Negoziare con altri paesi durante il periodo transitorio

Quello che vuole in cambio Londra è che già in questo periodo, pur dovendo sottostare alle regole comunitarie, possa negoziare accordi commerciali con altri paesi, anche paesi al momento interdetti dalla Ue, in modo da ricrearsi un ruolo commerciale autonomo. 

Porte aperte ai lavoratori della Ue, ma con obbligo di registrazione

Quanto al dossier dei lavoratori stranieri, Davis ha riconosciuto che le porte del Regno Unito resteranno aperte senza restrizioni ai cittadini dei Paesi dell'UE durante la fase di transizione post Brexit, una posizione peraltro ritenuta scontata da Bruxelles. 

Il ministro ha peraltro aggiunto - rimarcando quanto già scritto nei documenti pubblicati nei mesi scorsi per illustrare la piattaforma negoziale del governo di Theresa May - che i cittadini ammessi come nuovi residenti sull'isola durante la transizione dovranno "registrarsi" presso le autorità britanniche: in modo di consentire un censimento in vista della successiva attuazione piena della Brexit.

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