Non solo Huawei, lo spionaggio cinese potrebbe passare anche dai droni

Pechino è il principale produttore mondiale, gli Usa si rifiutano di comprare i suoi velivoli ma diversi Stati europei li utilizzano per scopi militari

Non solo Huawei, gli Stati Uniti sono preoccupati che Pechino potrebbe spiare i governi occidentali anche grazie ai droni, di cui la Cina è il maggiore produttore mondiale grazie alla DJI. Una preoccupazione questa che, come per la compagnia di telecomunicazioni, non sembra essere condivisa appieno dai governi europei, che in parte utilizzano la tecnologia proveniente dal colosso asiatico per scopi militari. "In pochi pensano: è qualcosa di cui dovremmo preoccuparci?”, ha affermato a Politico Ulrike Franke, un membro del Consiglio europeo delle relazioni estere, che si occupa di politica e la tecnologia della Difesa. "Nessuno è effettivamente preoccupato", ha affermato.

Dati sensibili

La compagnia insiste sul fatto di avere accesso a "praticamente nessuno" dei dati prodotti dai suoi droni e ha respinto con forza le accuse di parallelismi con Huawei, ma il valore dei dati generati, ad esempio immagini dettagliate di infrastrutture critiche, hardware militare, frontiere o siti nucleari, insieme a una potenziale mancanza di protezione dalle normative sui dati potrebbe rende i droni un asset molto sensibile.

Le preoccupazioni Usa

Il Dipartimento degli Interni di Washington, che è responsabile della gestione delle terre e delle risorse naturali del governo, fino a luglio si è rifiutato di impiegare droni DJI perché "non soddisfacevano gli standard di garanzia della gestione dei dati Uas”, i sistemi aerei senza pilota. Ma il problema è che mancano alternative in quanto la compagnia statunitense 3D Robotics, scelta dagli Usa, ha smesso di produrre droni nel 2016 quando è stata schiacciata dalla concorrenza che produceva a costi molto più bassi.

Gli eserciti europei

In Europa usano droni della DJI l'esercito francese, che li impiega per scopi di sorveglianza e ispezione anche in Sahel, e anche la marina tedesca. Anche l'esercito olandese li impiega, ma solo per scopi di ricognizione o per filmare esercitazioni, condividendo in parte le perplessità statunitensi, e anche i danesi li utilizzano solo in operazioni non sensibili.

Rischio spionaggio

Come riporta Politico diversi esperti avvertono che il monopolio globale di DJI, che ha il 74 percento del mercato mondiale, secondo le stime del 2018, è però un vero pericolo. Durante un'audizione questa estate al Senato degli Stati Uniti sulla sicurezza dei droni, Harry Wingo, un professore della National Defense University, ha affermato che l'accesso al mercato di DJI negli Stati Uniti "offre letteralmente a una società cinese una visione dall'alto della nostra nazione". "I droni DJI non condividono registri di volo, foto o video a meno che il pilota non decida deliberatamente di farlo", ha dichiarato da parte sua la compagnia in una lettera assicurando che "non inviano automaticamente i dati di volo in Cina o altrove."

Difficile proteggere i dati

Lo scudo contro la fuga di informazioni dovrebbe essere il regolamento generale sulla protezione dei dati in Europa, che spiega nel dettaglio la responsabilità delle aziende nel proteggere i dati privati, ma uno studio Ue del 2014 afferma che le informazioni raccolte dai droni potrebbero essere ancora difficili da proteggere. La tecnologia dei droni, sostiene il report, "non è affidabile per garantire la riservatezza dei dati poiché la sicurezza e l'integrità dei dati possono essere messe in pericolo da modalità di trasmissione come satelliti, Wi-Fi e altre tecnologie di trasmissione".

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