Cambiare la legge elettorale delle europee per contrastare i populisti e gli indipendentisti, l'idea tedesca

Berlino vuole una soglia per accedere alla ripartizione dei seggi, come già avviene in Italia, in modo da bloccare i partiti piccoli, come quelli di estrema destra, ma può farlo solo se l'ipotesi viene approvata in sede Ue. E il Belgio dice no, in nome della diversità e per difendere i partiti separatisti

Elezioni europee 2014 in Germania. European Parliament

Imporre delle soglie per accedere alla ripartizione dei seggi. E' questo ciò che chiede la Germania nella sua proposta di revisione delle legge elettorale per le europee dell'anno prossimo. L'obiettivo è quello di limitare la rappresentanza dei nuovi partiti populisti, in sostanza per stroncarli da giovani prima di arrivare ad avere un peso che permetta loro di superare l'asticella della soglia, e di quelli su base territoriale, come i nazionalisti baschi, galiziani e catalani in Spagna.

A chiedere la modifica è Berlino, che in questa maniera potrebbe introdurre delle soglie, come già prevede la loro legge elettorale per il Parlamento tedesco. Ogni tentativo in questo senso è stato infatti bloccato dalla Corte costituzionale tedesca, che nel 2014 stabiliva che una soglia per le elezioni europee non è giustificata se non viene prima specificata dal diritto dell'Ue, cosa che al momento non avviene.

Martedì se ne discute a Bruxelles

Per questo la Germania ha rilanciato la questione e ne discuteranno i ministri dei 27 martedì a Bruxelles. La riforma proposta è stata pensata per servire i desideri tedeschi senza influenzare direttamente gli altri: entrerebbe in vigore solo nei quattro paesi Ue più grandi, quindi Germania, Francia, Italia e Spagna, ma senza creare particolari cambiamenti per gli altri tre, visto che Italia e Francia hanno già soglie in vigore e la Spagna, il paese più colpito dalla modifica, ha negoziato una deroga fino al 2024.

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Il Belgio dice no

Sul cammino di Berlino ci s'è messo il governo belga, per nulla toccato dalla riforma, ma mosso da una questione di principio. I nazionalisti fiamminghi dell'N-VA, il pezzo grosso del governo guidato dal liberale francofono Charles Michel, hanno obbligato il premier a minacciare il potere di veto, per difendere i loro fratelli in armi - i partiti separatisti come quelli in Catalogna - e nell'interesse della diversità.

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