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Vaccinazioni in India, il Paese al momento più colpito dal Covid - foto Ansa EPA/DIVYAKANT SOLANKI

Vaccinazioni in India, il Paese al momento più colpito dal Covid - foto Ansa EPA/DIVYAKANT SOLANKI

Covax, distribuzione di dosi lenta e insufficiente. I Paesi poveri restano senza vaccini

Buone le premesse dell’iniziativa globale di condivisione delle iniezioni contro il Covid-19, ma pessimi i risultati soprattutto per colpa dei governi nazionali e delle aziende produttrici

Covax, l'iniziativa globale di condivisione dei vaccini contro il coronavirus, per adesso ha fornito solo una dose su cinque di quelle previste di Oxford/AstraZeneca che sarebbero dovute arrivare nei Paesi che hanno aderito al programma entro maggio. Questo è quanto viene fuori da un'analisi del Guardian, basata sui dati tratti da Airfinity, una società di analisi delle scienze della vita, e da Unicef e Gavi, due delle organizzazioni che stanno aiutando a gestire Covax, che illustra chiaramente i costi dei divieti di esportazione e dell'approvvigionamento. Le organizzazioni che gestiscono il programma, che rappresenta un'ancora di salvezza fondamentale per molti Paesi in via di sviluppo, avevano messo le mani avanti e avevano già predetto che gli Stati avrebbero ricevuto meno vaccini del previsto dopo che il governo indiano aveva limitato le esportazioni dal suo più grande produttore, il Serum Institute, in risposta a una seconda ondata catastrofica. Tuttavia, le cifre dell’indagine del Guardian rivelano che il deficit è grave.

Grandi Paesi come l'Indonesia e il Brasile hanno finora ricevuto circa una dose su dieci di quelle promesse di Oxford/ AstraZeneca, mentre Bangladesh, Messico, Myanmar e Pakistan non ne hanno addirittura ricevuta nessuna. Solo alcune nazioni come Moldova, Tuvalu, Nauru e Dominica hanno ricevuto l'intero pacchetto previsto, ma la stragrande maggioranza degli Stati che hanno aderito al programma ha finora avuto un terzo, o meno, di quanto gli era stato assegnato. Per esempio, in Africa, il Ruanda ha ricevuto solo il 32% dei vaccini che gli erano stati promessi. Questa è la percentuale più alta del continente, perché altri Paesi, come Nigeria, Kenya, Etiopia e Repubblica Democratica del Congo, hanno avuto ciascuno solo il 28% delle dosi attese. La carenza di vaccini sta portando al panico nazioni come il Bangladesh, dove la previsione è che le scorte di Oxford / AstraZeneca si esauriranno entro due settimane, senza alcuna prospettiva di un rifornimento imminente. "Abbiamo già fornito le prime dosi a 5,7 milioni di persone e sappiamo di dover dare loro la seconda dose” ha detto una fonte anonima dell’industria dei vaccini al Guardian “il problema è che non abbiamo alcuna fornitura”.

Covax è una collaborazione globale senza precedenti che mira a utilizzare i fondi di enti di beneficenza e di Paesi più ricchi per acquistare all'ingrosso vaccini e distribuirli equamente in tutto il mondo, garantendo che almeno il 20% della popolazione di ogni nazione - concentrandosi sugli operatori sanitari e sui più vulnerabili - sia vaccinato entro la fine dell'anno. Il problema è che il programma è alla mercé dei governi nazionali e dell'industria farmaceutica, ed entrambi lo hanno indebolito. Per esempio, alcuni Stati ricchi che si sono iscritti a Covax hanno anche stretto accordi privati direttamente con i produttori di vaccini e si offrono di pagare prezzi più alti per garantirsi un accesso più rapido. Inoltre, alcune industrie come Pfizer hanno accettato di vendere una quantità relativamente piccola di dosi a Covax a un prezzo bassissimo, senza scopo di lucro, ma allo stesso tempo hanno indirizzato la maggior parte della loro fornitura a contratti privati più redditizi. Altri produttori come Moderna devono ancora fornire al programma una singola dose.

Liam Sollis, dell'Unicef Regno Unito, ha confermato la drammatica carenza di forniture di Covax, che per la produzione si è affidata principalmente al Serum Istitute of India, e ha sottolineato che i Paesi ben forniti dovrebbero iniziare a donare immediatamente alcune delle loro dosi a quelli in via di sviluppo. Un altro portavoce dell'Unicef ha dichiarato a Reuters di aver trovato forniture alternative del vaccino di Oxford al di fuori dell'India e che prevede di ricevere 65 milioni di dosi in più entro la fine di maggio. Contemporaneamente il Serum Institute ha affermato che prevede di aumentare la sua produzione di vaccini a 100 milioni di dosi al mese entro la fine di maggio, ma non è chiaro quanta parte di questa fornitura sarà consentita a Covax.

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