Da Tsipras a Macron, in Ue c'è una maggioranza di centrosinistra

Stando ai seggi di Strasburgo, i popolari potrebbero restare fuori dalla grande coalizione che si reggerebbe sui voti di Gue, verdi, socialisti e liberal-democratici. I numeri (risicati) si scontrano però con le differenze programmatiche

Dai comunisti ai liberali, passando per ambientalisti e socialisti. Viste le differenze di programmi, si tratterebbe di una “Santa Alleanza”, più che di una coalizione, con il dichiarato obiettivo di relegare all'opposizione il partito popolare europeo, da sempre maggioritario a Bruxelles. E assieme alla formazione che riunisce Silvio Berlusconi, Angela Merkel e Viktor Orbán, rimarrebbero fuori dai giochi anche tutti i partiti anti-Ue, dalla Lega di Matteo Salvini al Brexit Party di Nigel Farage. Ma ogni tentativo di convergenza nel centrosinistra europeo si deve scontrare con il vizio di sempre dei progressisti: quello delle divisioni interne.

I numeri

Una maggioranza così larga, che unirebbe Alexis Tsipras, Pedro Sanchez e Emmanuel Macron, si reggerebbe però su numeri molto risicati. Mettendo assieme le quattro formazioni di centrosinistra all’Eurocamera (Gue, S&D, Verdi e Renew Europe) si arriva a 378 seggi su 751. I voti di scarto con l’opposizione popolare, conservatrice e anti-europea si conterebbero sulle dita di una mano. E visto il metodo di lavoro del Parlamento europeo, basato su compromessi e maggioranze variabili, sembra davvero difficile che una simile compagine di partiti possa prendere il potere in Europa.

Alleanza-2

Le differenze

Numeri a parte, il centrosinistra europeo è così diviso che l’ipotesi maggioritaria non viene nemmeno presa in considerazione dagli addetti ai lavori. Si va infatti dagli eurocritici di sinistra, di ispirazione marxista e anti-capitalista, ai centristi di forte ispirazione liberista, non lontani dalla dottrina economica dell'austerità. Verdi e socialisti votano spesso assieme, ma sono divisi sui cavalli di battaglia dell’ecologismo, con gli ambientalisti su posizioni più radicali rispetto alla formazione di cui fa parte il Partito democratico. 

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Numeri e differenze alla mano, l’unica possibile convergenza tra le forze che rientrano sotto la grande famiglia del progressismo è quella sulle nomine. Un’alleanza così vasta potrebbe essere la base per eleggere un presidente del Parlamento condiviso o per mettere pressione ai popolari nella partita sugli altri ruoli di peso a Bruxelles, come la presidenza della Commissione e del Consiglio.

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