Parlamento "prorogato": il perché della mossa di Johnson e l'oscuro precedente

La sospensione decisa dal premier potrebbe favorire la strada verso una Brexit senza accordo

Per laburisti ed europeisti, si tratta di un sinistro "oltraggio alla Costituzione". Per Donald Trump, è l'atto di un "grande". A prescindere dai giudizi, la sospensione dei lavori del Parlamento britannico è di sicuro l'ultima mossa del premier Boris Johnson per mettere con le spalle al muro opposizione interna e Unione europea, e arrivare alla Brexit (dura o soft che sia) a partire dal 31 ottobre. Una mossa quasi decisiva. Ma che ha anche oscuri precedenti.

La "proroga", come la chiamano dalle parti di Londra, comporterà lo stop della Camera dal 9 o 10 settembre fino al 14 ottobre. In questo modo, sarà pressoché impossibile ai deputati contrari alla Brexit o comunque a una uscita senza accordo con l'Ue, di evitare con un voto entro il 31 ottobre questo scenario. 

La sessione di Westminster riaprirà il 14 ottobre, a poco più di due settimane dalla data ufficiale del divorzio tra Londra e Bruxelles, con il Queen's Speech, il discorso nel quale la sovrana elencherà le iniziative programmatiche del nuovo governo conservatore di Johnson.

Come spiega Lorenzo Consoli su Askanews, la ragione ufficiale del colpo di mano, fornita dal premier, è che vuole proporre un pacchetto legislativo "coraggioso e ambizioso" nel discorso programmatico che verrà letto da Elisabetta. Non può farlo finchè la sessione in corso del parlamento non viene sconvocata e se ne apre una nuova. Johnson sostiene che il Queen's Speech è già in forte ritardo e non ha torto. L'ultimo si è tenuto nel 2017, dopo l'ultimo voto politico che rappresentò un sconfitta per Theresa May, e la sessione in corso (340 giorni) è una delle più lunghe degli ultimi 400 anni.

Ma il reale obiettivo di Johnson (e qui tutti gli osservatori concordano) è usare la scusa del discorso programmatico per tener chiuso il Parlamento per un tempo più lungo del solito tra le due sessioni in modo da stroncare qualunque manovra dei deputati per bloccare una Brexit senza accordo il prossimo 31 ottobre. 

A questo punto, spiega Maddy Thimont Jack del think tank Institute for Government, se il parlamento non vuole la chiusura per oltre un mese può sempre votare la sfiducia la settimana prossima e far cadere il governo. Ma per la sfiducia servirebbero i voti dei conservatori, il partito di Johnson. E anche se gli avversari interni al neo premier non mancano, la disciplina di partito e la paura di aprire le porte ai laburisti potrebbero bloccare i Tory pro-Ue o comunque contrari a una Brexit senza accordo dallo sfiduciare Johnson.

Senza sfiducia, niente voto anticipato, insomma. E il leader britannico potrà così presentarsi ancora più forte al vertice Ue del 17 e 18 ottobre, quando proverà a rinegoziare l'accordo a suo tempo sottoscritto da Theresa May.

La strategia di Johnson, vista così, sembra vincente. Ma bisogna attendere le contromosse degli avversari, in Patria come in Europa. E poi c'è quell'oscuro precedente: Carlo I nel 1628 sciolse il Parlamento dopo che questo gli aveva rifiutato il sostegno finanziario alla campagna militare in Olanda contro la Spagna. Dopo oltre undici anni di 'vacatio' parlamentare, un nuovo rifiuto dei Comuni portò alla guerra civile tra monarchici e parlamentari che si concluse nel 1649 con la decapitazione del sovrano. 

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