Il Labour non sostiene un secondo referendum sulla Brexit, sarà solo l'ultima ratio

Il partito di Corbyn punta a raggiungere un accordo coi Tory su un divorzio soft o a tornare a elezioni anticipate. Sconfitta la linea del vicesegretario Tom Watson

Il Labour non utilizzerà le elezioni europee per sostenere una campagna per arrivare a un secondo referendum sulla Brexit, e terrà l'ipotesi di una nuova consultazione popolare solo come ultima ratio della sua azione politica. Il Comitato Esecutivo Nazionale (Nec) del partito ha ieri approvato il manifesto per le prossime elezioni europee che resterà "fedele alla linea tracciata nell'ultimo congresso", ha detto un portavoce. Tra il Labour e il governo di Theresa May sono in corso delle trattative per provare a trovare un compromesso sul divorzio dall'Ue, con Jeremy Corbyn che spinge per una Brexit soft con una forma di permanenza sia nell'unione doganale che nel mercato unico. Se le trattative andranno a buon fine i laburisti approveranno il testo in Parlamento senza chiedere un voto popolare. Se le trattative invece falliranno Corbyn proverà a tornare a elezioni anticipate e solo se anche questa ipotesi dovesse fallire allora il partito “sosterrà l'opzione” di un referendum bis.

Sconfitta la linea di Watson

L'ala filoeuropeista, guidata dal vicesegretario Tom Watson, non è riuscita a convincere il leader a schierarsi con fermezza a favore di un secondo referendum, un'idea appoggiata da 118 dei circa 260 deputati del gruppo laburista alla Camera dei Comuni e dal grosso degli europarlamentari uscenti.

Corbyn euroscettico

Corbyn è sempre stato tendenzialmente euroscettico e sa bene che il partito, che ha sostenuto il Remain nella campagna del 2016 e la cui base è in buona parte europeista, ha però forti consensi nelle classi popolari e nelle zone del Paese dove invece il divorzio è stato sostenuto i maniera massiccia. Per questo ha sempre cercato di trovare un compromesso che tenesse dentro le due aree, Leave e Remain, anche se leggermente sbilanciato verso il Leave, seppur mirando a una Brexit molto soft. Deluso lo Scottish National Party, la cui leader, Nicola Sturgeon, fiera oppositrice del divorzio dall'Ue, ha affermato che l'esito della riunione "dimostra che il Labour è un partito pro-Brexit".

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