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Venerdì, 1 Dicembre 2023
Profughi

Non solo ucraini, nel 2022 è stato boom di rifugiati in Europa

Secondo i dati dell'Easo sono 5 milioni i nuovi richiedenti asilo nell'Ue, quattro volte il numero record del 2016

Non c'è stato solo l'enorme afflusso di profughi in fuga dalla guerra in Ucraina: nel 2022 l'Europa si è trovata ad affrontare una nuova ondata di migranti che, anche senza considerare i flussi dei rifugiati ucraini, ha raggiunto livelli che non si vedevano dalla crisi del biennio 2015-2016, quando il conflitto in Siria mise sotto pressione il sistema d'accoglienza europeo. Lo scorso anno gli Stati membri dell'Ue, la Svizzera e la Norvegia (Ue+) hanno ricevuto 966mila domande di asilo, più del 50% rispetto al 2021 e il massimo registrato dal 2016, quando furono circa 1,3 milioni. È quanto emerge dal rapporto annuale dell'Easo, l'Agenzia Ue per l'asilo.

Si tratta per lo più di siriani, afghani e turchi. Se si considerano anche i 4 milioni di ucraini in fuga dalla guerra, che hanno ricevuto una protezione temporanea, il totale di richiedenti asilo è quattro volte quello dell'ultima crisi. Questo aumento significativo dei rifugiati, spiega l'Easo, è dovuto in parte alla rimozione delle restrizioni legate alla pandemia e in parte a tendenze di fondo più a lungo termine, come i conflitti e l'insicurezza alimentare in molte regioni di origine, che si traducono in forti fattori di spinta. A questo va aggiunto chiaramente l’ingente numero di ucraini che beneficiano di protezione temporanea. Quella di offrire un canale dedicato ai rifugiati ucraini che non richiede un esame individuale delle esigenze di protezione, è stata tuttavia una decisione che ha evitato il collasso dei sistemi di asilo europei.

Richieste record 

Al netto dei flussi dall'Ucraina, i siriani (132mila) e gli afghani (129mila) sono rimasti di gran lunga i gruppi di richiedenti più numerosi con un numero di domande sostanzialmente superiore rispetto al 2021. L'Easo ha recentemente pubblicato una guida per ciascuno dei due Paesi (Siria e Afghanistan), con conclusioni che da un lato confermano ampiamente le esigenze di protezione dei cittadini siriani, e dall'altro, rilevano che le restrizioni imposte alle donne afghane dai talebani equivalgono a persecuzioni.

Con numeri più che raddoppiati, i richiedenti turchi (55mila) sono diventati il terzo gruppo più numeroso. A seguire i venezuelani (51mila) e i colombiani (43mila), che hanno entrambi presentato un numero di domande circa tre volte superiore a quello del 2021.

Nel 2022, le autorità competenti per l'asilo dell'Ue+ hanno emesso circa 632mila decisioni in prima istanza, con un aumento di un quinto rispetto all'anno scorso. Tuttavia, le domande sono aumentate più che proporzionalmente, superando il numero di decisioni di circa 333mila unità. Alla fine dell'anno, circa 636mila casi erano in attesa di una decisione in prima istanza, con un aumento del 44% rispetto al 2021.

In aggiunta, il tasso di riconoscimento Ue+ è stato del 40% nel 2022, con un aumento di cinque punti percentuali rispetto al 2021 e il massimo degli ultimi cinque anni. Dei due richiedenti su cinque che hanno ricevuto una decisione positiva in prima istanza, circa 147mila hanno ottenuto lo status di rifugiato e 106mila la protezione sussidiaria. I tassi di riconoscimento sono stati particolarmente elevati per siriani, bielorussi, ucraini, eritrei, yemeniti e maliani. Al contrario, i tassi sono stati particolarmente bassi (inferiori al 4%) per i cittadini di India, Macedonia del Nord, Moldavia, Vietnam, Tunisia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Nepal, tra gli altri.

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