“Basta coi voli a zigzag”. Come l'Ue vuole tagliare l'inquinamento aereo

Zone con tariffe più elevate portano le compagnie ad allungare le rotte, causando ritardi e emissioni inutili. Con le nuove regole, la Commissione spera di ridurre fino al 10% il gas serra nei cieli europei

“Spesso gli aerei fanno zigzag tra i diversi blocchi di spazio aereo, aumentando i ritardi e il consumo di carburante”. L’ammissione sulle stranezze del traffico aereo all’interno dell’Ue arriva direttamente dalla commissaria europea ai Trasporti, Adina Valean. Quello delle emissioni di gas serra dovute alla circolazione di aeromobili è un problema sempre più sentito a livello europeo, soprattutto dopo la decisione di rivedere al rialzo gli obiettivi climatici. La scelta di tagliare l’inquinamento del 55% entro il 2030, secondo i piani alti dell’amministrazione Ue, si tradurrà in realtà solo se tutti i settori faranno la propria parte. Da qui il pacchetto annunciato oggi volto a ridurre fino al 10% le emissioni del trasporto aereo e ottimizzare la gestione del traffico di aeromobili.

La Commissione europea ha infatti proposto una revisione del quadro normativo noto come Single European Sky (cielo unico europeo). L’esecutivo Ue intende promuovere un mercato europeo dei servizi sui dati necessari per una migliore gestione del traffico e dunque evitare i voli ‘a zigzag’, tra uno Stato e l'altro, con le conseguenti emissioni in eccesso. Ma anche semplificare la regolamentazione economica dei servizi di traffico aereo forniti per conto degli Stati membri e promuovere “un migliore coordinamento per la definizione, lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative”.

“Un sistema di gestione del traffico aereo efficiente significa rotte più dirette e meno energia utilizzata, con minori emissioni e costi inferiori per le nostre compagnie aeree”, ha aggiunto la Valean di fronte ai giornalisti. Una necessità di ottimizzare il traffico che si è resa palese con la crisi del Covid-19, che nei primi mesi ha visto la comparsa dei cosiddetti ‘voli fantasma’, ovvero dei viaggi di aerei vuoti compiuti dalle compagnie solo per mantenere gli slot aeroportuali. 

Un problema sul quale la Commissione è subito intervenuta, ma senza soddisfare in pieno le imprese del settore. Solo pochi giorni fa, le compagnie aeree hanno firmato una lettera indirizzata direttamente alla presidente Ursula von der Leyen per chiederle di fare il possibile per uniformare le regole all’interno dell’Ue sulle restrizioni ai viaggi dettate dal Covid.

L’appello, sottoscritto anche dalla Iata (International Air Transport Association), mette in evidenza anche i dati sulle attività aeroportuali che hanno indicato un crollo verticale del traffico aereo, con un numero di passeggeri in calo del 73% nelle prime due settimane di settembre, dopo una contrazione del 65% nel mese di agosto. Secondo i dati dell’esecutivo Ue, nel 2019, i soli ritardi sono costati all'Ue 6 miliardi di euro e hanno portato a 11,6 milioni di tonnellate di CO2 in eccesso. Nel frattempo, obbligare i piloti a volare in uno spazio aereo congestionato piuttosto che prendere una rotta di volo diretta comporta emissioni di CO2 non necessarie, e lo stesso si verifica quando le compagnie aeree prendono rotte più lunghe per evitare zone con tariffe più elevate.

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La proposta odierna di revisione del Single European Sky - rassicura la Commissione - non solo permetterà a ridurre le emissioni del trasporto aereo fino al 10% grazie a una migliore gestione degli itinerari di volo, ma stimolerà anche l'innovazione digitale aprendo il mercato dei servizi dati nel settore. “Con le nuove regole proposte aiutiamo il nostro settore dell'aviazione ad avanzare verso la doppia transizione verde e digitale”, conclude la commissaria.

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