Anti-Ue e anti-ecologisti, chi è il partito di destra che ha sfiorato il successo in Finlandia

I Veri Finlandesi, alleati della Lega in Europa, sono contrari all'immigrazione e alle politiche di austerità ma combattono anche l'ambientalismo radicale che ritengono faccia scappare le imprese verso la Cina

Il leader dei Veri Finlandesi Jussi Halla-aho - Ansa EPA/MARKKU OJALA

Dalla Finlandia arrivano notizie positive per la Lega di Matteo Salvini. Certo non hanno vinto (ma solo di un soffio), però i futuri alleati del Carroccio a Strasburgo, i Veri Finlandesi, partito nazionalista e antieuropeista guidato da Jussi Halla-aho, sono stati la vera rivelazione delle elezioni generali, ottenendo il 17,5 per cento dei voti, appena sotto il Partito Socialdemocratico che è arrivato al 17,7 e ora avrà il difficile compito di guidare le difficilissime consultazioni per provare a formare un governo. A sostenere l'exploit della formazione di estrema destra il crescere nel Paese nord europeo del sentimento anti-straniero e del nazionalismo.

Contrari all'ambientalismo

Ma oltre alla campagna contro l'immigrazione, fomentata anche dagli arresti di alcuni migranti sospettati di violenza sessuale su ragazze minorenni e alle critiche alle mancata riforma del welfare, i Veri finlandesi hanno avuto anche un altro cavallo di battaglia: l'ostilità verso le battaglie contro i cambiamenti climatici. Il dibattito sulle politiche ecologiste ha dominato la campagna elettorali, tanto che Greenpeace ha definito il voto una "elezione climatica", sottolineando che "mai prima d'ora" la questione era stata discussa "con tale serietà in Finlandia", Paese di cui un terzo del territorio si trova oltre il Circolo polare artico. I Veri finlandesi sono andati controcorrente, criticando tutte le misure offerte dagli altri otto partiti rivali per combattere il surriscaldamento del globo. Dal seggio dove ha votato, domenica a Helsinki, Halla-aho ha anticipato alla stampa di volere invece "una politica sul clima più moderata, che non cacci via le industrie dalla Finlandia, verso Paesi come la Cina".

Battaglia sul clima "elitaria"

Arrivati secondi, un seggio in meno dell'opposizione dei socialdemocratici dell'Sdp, i Veri finlandesi hanno trovato consensi tra l'elettorato delle campagne e tra chi temeva le proposte ecologiste, delineate dagli altri partiti sfidanti, come per esempio l'aumento del numero dei veicoli elettrici, l'imposizione di tasse per ridurre il consumo di carni e il passaggio a una dieta vegetariana nelle scuole. Il partito di Halla-aho ha bollato come "elitario" l'approccio a politiche più severe sul clima, che finiscono per danneggiare la classe operaia e ha denunciato che la Finlandia è stata colpita da "isteria" sulle questioni ecologiche.

Consensi polarizzati

La lotta al cambiamento climatico, però, ha portato voti ai Verdi che sono andati oltre il 10% dei consensi, mostrando che c'è una reale spaccatura all'interno dell'elettorato su questo argomento. Anche l'Alleanza di sinistra, che ha sostenuto un'ambiziosa agenda sul clima, è andata bene arrivando comunque all'8,4%.

La storia del movimento

In ogni caso il risultato dei Veri finlandesi è sorprendete se si pensa che il suo consenso è stato costruito in meno di due anni. Nato nel 1995, il partito è rimasto marginale fino alle elezioni del 2007 (4%). Nel 2011 divenne la terza forza (19%), ma rifiutò di entrare nel governo, considerato troppo filo-europeo. Nel 2015, al secondo posto nelle urne, entrò a far parte di una coalizione con i centristi e i conservatori, ma registrò un calo dell'elettorato, non soddisfatto delle posizioni troppo moderate ed europeiste. Nel 2017, il partito lasciò il governo: la maggioranza dei deputati fondò la Nuova Alternativa (in seguito ribattezzata Futuro Blu) che rimase al governo; gli altri si unirono al nuovo leader, Jussi Halla-aho, che rappresenta l'ala più radicale e xenofoba, passando all'opposizione. Una volta fuori dal governo, i Veri Finlandesi hanno riguadagnato terreno criticando duramente le politiche migratorie e di austerità dell'esecutivo, il che ha loro permesso di recuperare la fiducia dell'elettorato. Al contrario, i tre partner della coalizione di governo uscente - il Partito di centro del premier Juha Sipila, il Partito di Coalizione Nazionale (in finlandese Kansallinen Kokoomus, Kok) e Futuro Blu, costola moderata della destra estrema - sono stati puniti alle urne dall'elettorato per la durezza delle politiche di austerità che hanno riequilibrato le finanze pubbliche, ma minato il famoso sistema di welfare nordico.

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