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Domenica, 28 Novembre 2021
Ambiente

Stop all'import di manzo, caffé e cacao se prodotti abbattendo foreste: la storica proposta dell'Ue

La Commissione propone un regolamento contro la deforestazione causata dall'Europa nel commercio con i Paesi terzi. Ma Greenpeace è soddisfatta a metà

In futuro, in Europa non si potranno più importare da Paesi terzi alimenti come caffé, cacao, manzo e olio di palma se si accerta che la loro produzione ha causato l'abbattimento di foreste. Almeno questa è l'intenzione della proposta di regolamento presentata oggi dalla Commissione Ue e che mira a frenare un fenomeno globale che vede i Paesi Ue tra i maggiori protagonisti, Italia compresa. 

Già, perché stando a un recente rapporto del Wwf, ben il 16% delle deforestazione nel mondo legata al commercio internazionale è frutto proprio delle attività di import dell'Unione europea. Peggio di noi fa solo la Cina. Tra il 2005-2017, secondo lo studio, la soia, l'olio di palma e la carne bovina sono stati i prodotti importati dall'Ue di maggior peso nella deforestazione tropicale, seguiti dai beni legnosi da piantagioni, dal cacao e dal caffè. L’Italia, accusa il Wwf in base ai dati del 2017, è al secondo posto in Europa. Un caso emblematico è la soia del Brasile, di cui l'Italia è tra i maggiori importatori al mondo e che un recente report di Greenpeace ha dimostrato essere alla base degli abbattimenti di alberi in Rondonia, nella foresta amazzonica.

Ecco perché Bruxelles ha deciso di allineare le sue politiche commerciali ai suoi impegni sul clima. Una questione di credibilità per un'Europa che vuole essere leader mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici e nella transizione ecologica. Da qui la proposta di regolamento, che se dovesse venire adottata dagli Stati membri sarebbe in qualche modo una svolta storica, a detta anche degli ambientalisti. Vediamola nei dettagli

Controlli stringenti su caffè, cacao, olio di palma, manzo

Il regolamento proposto dalla Commissione stabilisce per le imprese le regole di due diligence, ovvero l'attività di investigazione e di approfondimento di dati e di informazioni sull'oggetto di una trattativa. Nel testo gli obblighi valgono per gli operatori che immettono prodotti sul mercato Ue, nel caso in cui questi beni possano essere associati a deforestazione o al degrado delle foreste. Secondo la proposta, le aziende in tal caso dovranno presentare una dichiarazione a un sistema informativo europeo che confermi che hanno esercitato con successo questo protocollo di verifica per i prodotti che immettono sul mercato. La Commissione ha inserito una lista di materie prime per le quali le aziende saranno tenute ad effettuare controlli. Tra queste figurano: soia, manzo, olio di palma, legno, cacao e caffè. L'elenco include anche alcuni prodotti derivati, come la pelle, il cioccolato e i mobili. Chi opera in questi territori a rischio sarà tenuto a raccogliere le coordinate geografiche delle aziende agricole o delle piantagioni da cui provengono le materie prime dei prodotti destinati al mercato europeo. Qusta dichiarazione dovrebbe facilitare il monitoraggio da parte dell'Ee per verificare dove e come i beni sono stati coltivati. La combinazione della geolocalizzazione con il monitoraggio remoto tramite immagini immagini satellitari dovrebbe aumentare l'efficacia del regolamento.

Responsabilità in base ai livelli di rischio

La Commissione andrebbe a istituire inoltre un sistema di valutazione comparativo (il cosiddetto benchmarking) che distinguerà i Paesi in base al livello di rischio di produrre merci connesse alla deforestazione o comunque non conformi alla legislazione del Paese produttore. I livelli individuati sono tre: basso, standard e alto. Il grado di rischio attribuito agli Stati e alle regioni inciderà anche sugli obblighi per gli operatori commerciali e per le autorità di controllo coinvolte. In base al testo, saranno infatti previsti sistemi di valutazione comparativa semplificata per i prodotti provenienti da aree a basso rischio. Viceversa maggiori controlli si renderanno necessari per le aree ad alto rischio. La Commissione stessa si impegna a collaborare con i paesi partner, tra cui governi, mondo accademico, settore privato e società civile, per affrontare la piaga della deforestazione.

L'ambito operativo

A queste norme dovrebbero sottostare tutte le aziende, europee o straniere, che intendono commerciare prodotti nel territorio degli Stati membri dell'Ue. Le imprese che immettono per la prima volta prodotti nel mercato europeo dovranno assicurare che tali merci non provengano da terreni deforestati o degradati dopo il 31 dicembre 2020. La legislazione presentata prevede lunghi periodi di adattamento per le imprese, e in particolare per le microimprese, in maniera tale che siano in grado di adattarsi ai nuovi sistemi di controllo. Secondo i calcoli della Commissione, la domanda di prodotti "senza deforestazione" dovrebbe crescere nell'Ue, stimolando così modelli di business sostenibili in tutto il mondo.

Gli obiettivi: prodotti legali e 'liberi' da deforestazione

Lo scopo del nuovo regolamento è di garantire che solo i prodotti “liberi” da deforestazione e legali (in base alle leggi del paese d'origine) siano ammessi sul mercato dell'Ue. Il sistema di tracciabilità geografica dovrebbe fornire agli Stati membri i mezzi necessari per effettuare controlli efficaci. La normativa è volta a preservare la biodiversità, di cui sono ricchissime le foreste, provocando al contempo una riduzione dei gas serra, assorbiti in maniera massiva proprio dagli ecosistemi forestali. Questo impianto legislativo mira inoltre a proteggere le comunità locali, spesso costituite da popoli indigeni che preservano da millenni territori indispensabili alla sopravvivenza del pianeta.

Reazioni e critiche

Solo tra il 1990 e il 2020 il mondo ha perso 420 milioni di ettari di foresta, un'area più estesa dell'Unione europea. I cittadini europei, grazie alle nuove regole della Commissione, potrebbero sottrarsi alla complicità in questo stillicidio, andando ad acquistare e consumare sul mercato dell'UE solo beni che non contribuiscano alla deforestazione globale. La responsabilità nella scelta passa dal singolo consumatore alle imprese che producono e importano beni. Il regolamento rappresenta una svolta nella politica dell'Unione, che si assume responsabilità dirette di controllo nei confronti di aziende europee, seppur operative in territori extra-Ue. D'altra parte sono già arrivate le prime critiche, mosse da associazioni ambientaliste, non soddisfatte appieno della normativa proposta.

"Per la prima volta c'è un barlume di speranza che l'Ue, uno dei più grandi mercati del mondo, possa frenare il suo impatto distruttivo sulle foreste del mondo”, ha commentato Sini Eräjää, attivista di Greenpeace, precisando che “ la Commissione europea ha ancora lasciato gravi lacune nella nuova legge che lascerebbe vulnerabili gli ecosistemi vitali in molte parti del mondo". Risultano escluse infatti dalla protezione altri ecosistemi, altrettanto preziosi e fragili, come le zone umide e le torbiere. Risultano al momento esclusi dalla lista dei prodotti "sotto osservazione" altri beni quali gomma, mais e carni diverse dal manzo, la cui produzione pure ha comportato finora la distruzione di vaste aree forestali per lasciare spazio a coltivazioni e allevamenti di questo tipo. Inoltre, sempre secondo Greenpeace, la Commissione non richiede alle aziende di osservare le leggi internazionali che proteggono i diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali, ma solo le norme interne a ciascun Paese.

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