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Domenica, 29 Maggio 2022
Energia

Strasburgo "salva" EastMed, il gasdotto che collegherà Egitto e Italia

L'Eurocamera ha approvato lo stop ai fondi Ue per il gas a partire dal 2027. Le uniche due eccezioni portano entrambe in Italia

È ancora troppo presto per dire addio al gas naturale: il Parlamento europeo ha approvato le nuove regole per le reti transeuropee dell’energia (Ten-E), che fissano i parametri sui quali l'Ue dovrà orientare i suoi investimenti nel settore energetico. Il nuovo testo, uscito dai negoziati tra i deputati di Strasburgo, Commissione e Stati membri, terranno conto di parametri vincolanti di sostenibilità più stringenti rispetto al passato. Ma, come già successo con la tassonomia, i fondi Ue per il gas sono salvi. Per la precisione per due maxi progetti, entrambi nel Mediterraneo ed entrambi che approdano in Italia: i gasdotti EastMed e Melita. Su EastMed, in particolare, sono accessi i riflettori geopolitici della regione, visto gli attori in campo: Egitto, Israele, Palestina, Grecia e Cipro. Oltre, come detto, al nostro Paese. 

Cosa sono le Ten-E

In estrema sintesi, la politica dell’Ue sulle reti transeuropee dell’energia (Ten-E) agevola gli investimenti nelle infrastrutture energetiche transfrontaliere, con l’obiettivo di collegare le infrastrutture energetiche degli Stati membri (soprattutto delle regioni più isolate, come quelle dell’Europa sudorientale) definendo corridoi e settori tematici prioritari e finanziando progetti collaborativi. Al cuore delle Ten-E ci sono i progetti di interesse comune (Pic), la cui quinta lista è stata approvata da poco, e che contiene, seppur in una porzione nettamente inferiore rispetto al passato, ancora progetti legati al gas naturale che verranno finanziati con fondi Ue fino al 2027.

La base normativa è il cosiddetto regolamento Rte-e, codificato per la prima volta nel 2013. Ma l’anno scorso i due co-legislatori Ue, Parlamento e Consiglio, hanno trovato un accordo politico sulla modifica di questo testo per allinearlo all’obiettivo di riduzione delle emissioni entro il 2030 e a quello della neutralità climatica entro il 2050. Il tutto mantenendo gli obiettivi originali: integrazione dei mercati energetici europei, competitività e sicurezza dell’approvvigionamento.

L’accordo raggiunto dalle istituzioni Ue e confermato il 5 aprile dal Parlamento a Strasburgo riguarda le norme per la redazione della prossima lista di maxi progetti Pic, quelli che riguarderanno il bilancio settennale Ue post-2027: il testo include lo stop a nuove infrastrutture basate sui combustibili fossili, l’introduzione di nuovi criteri obbligatori di sostenibilità, un focus maggiore sui progetti di elettricità offshore e su quelli per l’idrogeno, l’accelerazione della diffusione delle cosiddette reti intelligenti (“reti di reti” che sfruttano le tecnologie digitali per rendere più efficiente e decentralizzato lo scambio energetico), nonché la semplificazione delle norme per il rilascio delle autorizzazioni.

C’è poi il punto cruciale del gas naturale: pur essendo un combustibile fossile, è ritenuto da molti Stati membri (e dalla stessa Commissione) un supporto fondamentale alla transizione ecologica, per mantenere la produzione energetica a livelli accettabili mentre si passa alle rinnovabili. Ecco che allora si pensa a reti di gasdotti sia offshore che onshore (sulla terraferma) che colleghino i vari Paesi europei, soprattutto quelli che non sono ancora sulla griglia come Malta e Cipro. E qui entrano in gioco Melita e EastMed.

Il nodo EastMed

Il gasdotto Melita collegherà Malta a Gela per "usufruire" del gas che arriva in Sicilia dalla Libia. Il progetto è stato al centro di uno scandalo internazionale, tanto più dopo che sono emersi i retroscena di corruzione e interessi criminali e che potrebbero essere legati alla morte di Daphne Caruana Galizia, la giornalista uccisa con un'auto-bomba a Malta nel 2017.

L'EastMed è degli unici due gasdotti "salvati" dall'Ue quello più imponente e importante: 1900 chilometri offshore, 6 miliardi di investimenti preventivati. Collegherà i giacimenti di Israele ed Egitto a Cipro e Grecia, e da qui ancora all'Italia, per la precisione via Puglia e con un ultimo "ramo", chiamato Poseidon. Secondo un rapporto di Global Witness, se il gasdotto EastMed dovesse entrare in funzione (si stima nel 2027) e dovesse restare in funzione fino al 2050, avrà generato più gas serra di quanti ne emettano Francia, Spagna e Italia messi insieme in un anno. "Il tutto per portare 10-12 miliardi di metri cubi di gas all'anno ai Paesi Ue, un decimo di quello che attualmente importiamo dalla Russia", attacca Rosa D'Amato, eurodeputata dei Greens, che con il suo gruppo si è opposta alle nuove sulle reti Ten-E. 

"Tempi di realizzazione e portata mostrano chiaramente che i margini per puntare su fonti alternative e pulite di produzione energetica c'erano tutti - dice D'Amato - Ma le lobby del fossile hanno vinto, ancora una volta. E a danno dell'ambiente. EastMed sarebbe il gasdotto più profondo mai posato sui fondali marini, con tutta la distruzione ambientale che ne consegue, collegandosi chiaramente a una regione piena di tensioni, con nuovi giacimenti di gas”.

Già, perché c'è anche questo aspetto: EastMed ha già provocato tensioni internazionali non da poco in una regione già di per sé esplosiva, con la Turchia che da un lato si oppone a questo progetto, e con Egitto e Israele che invece spingono per la sua realizzazione. Gli Stati Uniti, finora, hanno preso le parti di Ankara, ma pare che la guerra in Ucraina abbia cambiato la posizione di Washington. 

Propedeutici all'idrogeno 

Alla rimostranze degli ambientalisti sulle nuove norme Ten-E, l'Ue ha risposto sottolineando la necessità di affrontare il problema dell'isolamento energetico di Malta e Cipro, ma anche di ridurre la dipendenza dal gas russo. Inoltre, Bruxelles ha ribadito come i gasdotti siano riutilizzabili per il passaggio dell'idrogeno, su cui l'Europa intende investire con forza. C'è l'idrogeno prodotto a partire dal gas naturale, ma ripulito, e c'è l'idrogeno "verde" prodotto da solare e fotovoltaico.

Gli ambientalisti come i Greens puntano chiaramente sulla seconda tipologia. Ma è difficile immaginare un addio definitivo ai legami economici dell'Ue con i giacimenti di gas, in casa come nel resto del mondo. Non a caso, pochi giorni fa, il vicecancelliere "verde" del governo tedesco, Robert Habeck, ha siglato un accordo strategico con gli Emirati Arabi per l'invio in Germania di idrogeno blu, ossia quello che proviene dal gas.  

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