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Lunedì, 8 Agosto 2022
Transizione energetica

L'Europa riempia i tetti di pannelli solari per dire addio ai fossili (non solo russi)

La ricetta di Can Europe per rendere i Ventisette autonomi dagli idrocarburi di Mosca passa attraverso l’espansione del parco fotovoltaico e l’armonizzazione dei quadri normativi nazionali

In Ue mancano politiche chiare e soprattutto un quadro normativo coerente per l’espansione del solare fotovoltaico sui tetti degli edifici. È quanto emerge da un recente rapporto, che evidenzia come le barriere amministrative, politiche ed economiche stanno bloccando la transizione verso un futuro rinnovabile e socialmente equo.

La relazione, intitolata Rooftop Solar PV Comparison Report e prodotta dal Climate action network Europe, confronta le normative nonché le pratiche in 11 Paesi europei (Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia) in materia di fotovoltaico residenziale su tetto. Ciascuno Stato ha ricevuto una valutazione (da 0 a 5 punti) su 6 aree chiave: governance, incentivi e schemi di sostegno, procedure di autorizzazione, condivisione dell’energia e autoconsumo collettivo, comunità energetiche e, infine, misure aggiuntive per sostenere una più ampia diffusione del solare fotovoltaico su tetto. Nel complesso, nessuno tra i Ventisette ha avuto un punteggio eccellente, anche se alcuni Paesi hanno ottenuto buoni risultati in alcune aree specifiche.

L’Italia non esce benissimo da questo esame. Il punteggio peggiore (1) lo prendiamo sulla governance, poiché scontiamo la mancanza di una strategia integrata a livello nazionale sul fotovoltaico da tetto, soprattutto per quanto riguarda gli edifici pubblici. Insufficiente (2) anche il quadro dei permessi e procedure amministrative, eccessivamente complesso e frammentato con ogni municipio che stabilisce regole a sé stanti. Un po’ meglio (3) per quanto riguarda gli schemi di incentivi e la condivisione energetica e/o l’autoconsumo collettivo, anche se c’è ancora strada da fare. Il risultato migliore rispetto agli altri 10 Paesi (4) riguarda invece le comunità energetiche, cioè delle entità autonome da un punto di vista energetico, composte da individui, autorità locali o pmi, il cui obiettivo è fornire benefici ambientali, sociali od economici ai propri membri o all’area in cui operano. L’Italia le ha istituite dal 2020, anche se rimangono degli ostacoli di natura burocratica.

Secondo la direttrice di Can Europe Chiara Martinelli, questa particolare congiunzione storica rappresenta il momento ideale per l’Ue per affrontare la transizione energetica a partire dall’ampliamento del parco del fotovoltaico su tetto, anche considerando la posizione inequivocabilmente favorevole delle opinioni pubbliche. “La competitività dei costi e l’accessibilità del solare fotovoltaico sui tetti lo rendono una soluzione inestimabile all’attuale crisi dei combustibili fossili e i governi devono impegnarsi a risolvere ogni ostacolo per vedere l’installazione del solare fotovoltaico sui tetti di tutta Europa e lo spegnimento delle valvole del gas”, ha dichiarato.

Bruxelles sta per svelare il pacchetto REPowerEU e la Strategia europea per l’energia solare, attraverso i quali la Commissione dovrebbe imprimere un’accelerazione verso l’espansione della produzione energetica da fotovoltaico. Secondo Can Europe non c’è tempo da perdere, e per questo ha proposto una roadmap che l’Ue dovrebbe seguire per abbandonare completamente il gas russo e sostenere la transizione alle rinnovabili. Le tre iniziative principali sono scandite dal numero 5: almeno 5 milioni di nuove ristrutturazioni di edifici, almeno 5 milioni di nuovi pannelli solari residenziali e almeno 5 milioni di nuove pompe di calore all’anno dal 2025. Per Veerle Dossche, esperta di politiche energetiche europee, “il miglioramento delle politiche e dei quadri normativi e la creazione dei giusti meccanismi di sostegno e incentivi saranno i primi passi importanti nella rivoluzione del solare su tetto”.

L’idea di cui si fa portatrice Can Europe è che le persone siano al centro del cambiamento. Commissione e Stati membri dovrebbero “tutelare le famiglie e le comunità (a partire dalle più vulnerabili) dal rischio di subire l’aumento dei costi della vita nel breve periodo e di diventare resilienti a eventuali shock futuri, mettendole in grado di essere protagoniste di una giusta transizione energetica: responsabili della loro sufficienza energetica, della produzione e del consumo di energia”.

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