L'Ue rivaluta le miniere e punta all’apertura di cave ‘sostenibili’

L'Europa dipende dagli altri continenti per l'approvvigionamento di materie prime come il litio, necessario per le batterie delle auto elettriche. Da qui la decisione di Bruxelles di avviare un'alleanza industriale per far ripartire un settore finora per niente "amico" dell'ambiente

Foto EPA/ANSA

La transizione verso le auto elettriche capaci di circolare senza emissioni di Co2 sarà possibile solo grazie a una produzione su larga scala di batterie al litio. Parte da questa dura realtà il progetto Ue di una nuova alleanza industriale, che verrà annunciata nei prossimi giorni, per assicurare al Vecchio Continente l’approvvigionamento di materie prime, oggi provenienti in gran parte da altri continenti. 

Un settore strategico che vede leader mondiali l’Australia, il Cile, la Cina e l’Argentina, mentre l’Europa è dipendente dalle importazioni. Da qui la decisione di Bruxelles di far ripartire l’attività mineraria volta ad garantire un’offerta interna di litio, bauxite e altre materie prime ritenute necessarie per la svolta ecologista annunciata con il Green Deal. Ma i Paesi e le aziende che estrarranno le risorse minerarie destinate al mercato Ue “dovranno farlo in modo sostenibile e responsabile”, ha garantito pochi giorni fa il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic.

La lobby europea delle miniere sostiene da tempo la ripresa delle attività di estrazione nel Vecchio Continente. Corina Hebestreit - direttrice di Euromines - mesi fa ha ipotizzato anche un futuro per l’attività estrattiva in Italia, in gran parte interrotta qualche decennio fa. “L’Italia ha tante risorse, ma deve avere la volontà di utilizzarle e di non andare a reperirle sul mercato”, ha sostenuto la Hebestreit. “È molto difficile competere quando hai una concorrenza così forte della Cina, che sostiene le attività estrattive nei suoi giacimenti con aiuti di Stato”, ha spiegato tempo fa la direttrice della lobby mineraria. Ma “come facciamo ad abbassare la dipendenza dal carbone - si chiedeva la Hebestreit - senza estrarre materie prime necessarie per produrre batterie elettriche?”. 

Parole condivise, almeno in linea di principio, dalle intenzioni fatte trapelare dalla Commissione europea, che annuncerà il piano di reperimento delle materie prime nella giornata di domani. Quel che sembra fuori discussione è che gli standard ambientali e di lavoro Ue dovranno trovare spazio anche in un settore ritenuto ben poco “amico dell’ambiente”, per usare un eufemismo, e caratterizzato da dure condizioni per gli addetti alle attività di estrazione. L’idea della Commissione, come riportato dalla testata bruxellese Euractiv, è quella di mettere su un consorzio industriale sul modello dell’Alleanza europea per le batterie varata nel 2017, il cui compito primario era proprio quello di “assicurare l’accesso alle materie prime necessarie per produrre batterie”. 

Oggi il commissario slovacco ammette che l'Alleanza europea per le batterie è stata “estremamente utile”, ma solo per evidenziare le “nuove dipendenze” che le industrie europee devono affrontare quando si tratta di materie prime necessarie alla produzione di accumulatori agli ioni di litio. “Non è solo per le batterie che abbiamo bisogno di queste materie prime”, ha poi aggiunto Sefcovic, “ma anche per quella che chiamerei l'economia del futuro: stiamo parlando di pale eoliche, pannelli fotovoltaici, di elettronica e robotica”. 

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L’Ue aspira oggi a diventare “leader sulla sostenibilità”, e non solo per ragioni di rispetto ambientale. I consumatori, sostiene Sefcovic, "vogliono sapere l’intera storia" dei veicoli elettrici, incluse quindi le informazioni sulla produzione sostenibile delle batterie. Resta da vedere come Bruxelles riprenderà a incentivare attività altamente inquinanti senza sacrificare i principi di rispetto ambientale.

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