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Giovedì, 26 Maggio 2022
Energia

Bruxelles salva gas e nucleare: "Fonti verdi per la transizione". Ma la Germania protesta

La Commissione verso l'inserimento delle due fonti nell'atto sulla tassonomia: nuovi reattori almeno fino al 2045 e soglia di emissioni per i gasdotti

Prima un documento riservato fatto circolare su alcuni media, poi la nota ufficiale: come ormai era chiaro a tutti da tempo, la Commissione europea vuole salvare gas e nucleare: la proposta di Bruxelles è di inserire queste fonti di energia tra quelle necessarie per promuovere la transizione ecologica, e dunque consentire loro l'accesso agli investimenti miliardari del Green deal. Una proposta che ha sollevato già le proteste degli ambientalisti di tutta europa, a partire dai Verdi tedeschi, oggi centrali per le sorti del neonato governo di Olaf Scholz.

La proposta

Il documento che sarà al centro del dibattito europeo in questo 2022 è l'atto delegato sulla tassonomia. Presentato ad aprile scorso, tale atto, da cui dipende una buona fetta dei futuri investimenti pubblici e privati sul settore energetico in Europa, introduce una serie di criteri intesi a definire le attività che contribuiscono in modo sostanziale agli obiettivi di adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione degli stessi rispetto a quanto fissato dall'Ue con il Green deal. I criteri si basano sul parere scientifico del gruppo di esperti tecnici (TEG) sulla finanza sostenibile e sono stati definiti in seguito a un'ampia consultazione. Il campo d'applicazione dell'atto delegato ricomprende le attività economiche di circa il 40 % delle società quotate in Borsa, in settori che in Europa sono responsabili di quasi l'80% delle emissioni dirette di gas a effetto serra. Vi sono inclusi settori quali l'energia, la silvicoltura, l'industria manifatturiera, i trasporti e l'edilizia. 

Germania vs Francia

Da questa prima versione, la Commissione aveva escluso la valutazione su gas e nucleare, girando in qualche modo la patata bollente agli Stati membri, in particolare a Germania e Francia: se Berlino guida il fronte pro-gas e ha da tempo detto addio al nucleare, Parigi fa invece dell'energia atomica una bandiera, non solo per i propri approvvigionamenti, ma anche per quelli futuri dell'Ue. Intorno alla Francia, si è coalizzato un gruppo folto di Paesi Ue, tra cui la Polonia. Ma anche la Germania ha i suoi alleati in Europa, oltre ad avere un problema geopolitico non da poco, dati gli investimenti fatti per la costruzione del gasdotto Nord Stream 2, già pronto a portare ingenti quantità di gas dalla Russia direttamente sul suolo tedesco.

I due fronti Ue, di fatto, hanno reso impossibile qualsiasi avanzamento su questo tema, nonostante un accordo del 2019 tra Stati e Parlamento europeo cui non è stato più dato seguito. Sia la Francia, sia la Germania hanno i numeri per bloccare l'atto delegato della Commissione Ue, visto che l'ultima parola (come sempre del resto in Ue) spetta al Consiglio, ossia ai 27 Stati membri. Forse anche a seguito dell'impennata dei prezzi dell'energia a cui si è assistito dall'estate (ossia da quando la prima parte dell'atto sulla tassonomia è stato presentato) a oggi, l'esecutivo di Ursula von der Leyen sembra però convinto di poter superare lo stallo. 

La mossa di Bruxelles

In una nota, la Commissione fa sapere di avere avviato una consultazione con gli esperti sulla parte mancante della tassonomia, quella per l'appunto su gas e nucleare. "Tenendo conto dei pareri scientifici e degli attuali progressi tecnologici, nonché delle diverse sfide di transizione tra gli Stati membri, la Commissione ritiene che il gas naturale e il nucleare possano svolgere un ruolo come mezzi per facilitare la transizione verso un futuro prevalentemente basato sulle energie rinnovabili", spiega l'esecutivo europeo. "Nel quadro della tassonomia, ciò significherebbe classificare queste fonti energetiche a condizioni chiare e rigorose (ad esempio, il gas deve provenire da fonti rinnovabili o avere basse emissioni entro il 2035), in particolare perché contribuiscono alla transizione verso la neutralita' climatica", aggiunge.

In una bozza fatta circolare il 31 dicembre ai governi nazionali, si afferma che gli impianti nucleari dovrebbero essere considerati "sostenibili" se il Paese ospitante può garantire che non causino "un danno significativo" all'ambiente, compreso lo smaltimento sicuro delle scorie nucleari. Questo vale per tutti i “nuovi impianti nucleari per i quali il permesso di costruzione è stato rilasciato entro il 2045”, si legge nel testo secondo quanto riporta Politico. Anche il gas naturale può avere diritto all'etichetta verde per un periodo di tempo limitato, rendendo più facile per i produttori di gas naturale attrarre investimenti privati, a condizione che vengano soddisfatti determinati criteri come un livello di emissione di anidride carbonica di 270 g di Co2 per kilowatt generato, si legge sempre nella bozza 

La battaglia politica

La bozza ha fatto scattare la pronta risposta degli ambientalisti europei. I quali, rispetto al passato, hanno un alleato in più: i Verdi tedeschi, i quali, con le elezioni di settembre, hanno guadagnato l'ingresso nel governo con i socialdemocratici e i liberali. Il ministro dell'Economia Robert Habeck e il ministro dell'Ambiente Steffi Lemke sono entrambi dei Verdi, e hanno già detto chiaro e tondo che l'atto proposto da Bruxelles è "assolutamente sbagliato". Per i Verdi tedeschi la battaglia contro il nucleare rappresenta una parte importante della loro storia politica e appoggiare un testo che salva tale fonte almeno fino al 2045 sarebbe letto come un tradimento dalla base. Di contro, i socialdemocratici, primo partito della coalizione di governo, sono da sempre i sostenitori del gasdotto Nord Stream 2.

Per capire cosa succederà adesso bisogna attendere prima di tutto che la bozza diventi un testo ufficiale. Gli esperti a cui Bruxelles ha chiesto un parere hanno tempo fino al 12 gennaio per fornire i loro contributi. La Commissione analizzerà i loro contributi e adotterà formalmente l'atto delegato (o meglio, l'annesso all'atto delegato di aprile) entro fine mese. A quel punto il Parlamento europeo e il Consiglio, spiega l'Agi, avranno quattro mesi per esaminare il documento e, qualora lo ritengano necessario, per opporvisi. In linea con il regolamento sulla tassonomia, entrambe le istituzioni possono richiedere ulteriori due mesi di tempo per l'esame. 

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