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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Ambiente Australia

Oltre 10mila cavalli selvaggi saranno abbattuti in Australia. Creano danni al territorio

Si moltiplicano del 20% ogni anno, devastando fiumi e mettendo in pericolo specie a rischio di estinzione. Alcuni li rivendicano come simbolo del continente, altri del colonialismo inglese

Devastatori della natura e delle specie indigene. Questa la ragione per cui oltre 10mila cavalli selvaggi saranno abbattuti nella riserva naturale di Kosciuszko nel sud-est dell'Australia nei prossimi anni. La scelta è la conclusione di anni di dibattito su come gestire questi animali, considerati da alcuni esperti una piaga e da altri un patrimonio culturale. Nonostante godano nell'immaginario collettivo di un'aura idilliaca e simbolo di libertà, secondo Richard Swain, una guida aborigena nel parco nazionale, questi cavalli sono una vera e propria disgrazia, dato che mangiano tutto quello che si trovano davanti. Swain, visita la riserva da anni e ha visto la popolazione di cavalli crescere in maniera esponenziale.

Cavalli selvaggi

L'Australia ha oggi almeno 400.000 cavalli selvaggi, la più grande popolazione del mondo. Solo a Kosciuszko, una riserva naturale grande come un terzo dell'Olanda, ne vivono oltre 14.000. Il problema principale è che, con questi numeri, causano erosione, diffondono erbacce e competono con gli animali indigeni per lo spazio vitale e il cibo. Il governo statale ha quindi recentemente deciso di ridurre la popolazione a 3.000 esemplari nei prossimi anni. Secondo alcuni esperti, però, neppure questo piano riuscirà a risolvere il problema.

Alcuni propongono di ucciderli tutti, perché si tratta di una specie che è stata “importata” e che continuerà a minacciare sempre le specie indigene, essendo incompatibile con l'ambiente circostante. "I cavalli non appartengono a questo paesaggio. Sono animali pesanti, in media 400 kg. Calpestano le piante native e distruggono l'habitat degli animali locali in pericolo di estinzione", dice il professor James Pittock dell'Università Nazionale Australiana di Canberra. Sotto minaccia, c'è ad esempio la rana corroborea a strisce gialle e nere, di cui ne resterebbero appena tra cinquanta e duecento esemplari; un piccolo opossum, così come una specie unica di lucertola.

Battaglia culturale

Alcuni australiani sono contrari ad una scelta così estrema, considerando i cavalli belli e pacifici. E ben più noti rispetto alle specie a rischio di estinzione. Si sono quindi diffusi vari gruppi di pressione, che sostengono altre soluzioni, come la cattura e la sterilizzazione dei cavalli. Lewis Benedetti, addestratore equino, propone ad esempio di “tenere sotto controllo la popolazione addomesticando i cavalli, ci sono molte persone che vogliono accoglierli". Gli esperti non reputano queste alternative efficaci, dato che i cavalli si moltiplicano del 20 per cento ogni anno. Questi animali inquinerebbero i fiumi, aumentando il rischio di incendi boschivi. "Le piante native rallentano il flusso e filtrano l'acqua. Ma con tutto ciò che è stato mangiato e con i cavalli che si muovono nei fiumi, l'acqua ora scorre via troppo velocemente, lasciando una pianura spoglia e secca", spiega ancora Pittock. La situazione attuale non sarebbe l'ideale neppure per i cavalli stessi, tenuto conto dei lunghi periodi di siccità e degli incendi che hanno devastato il Paese negli ultimi anni.

Pur essendo una specie inserita appena 200 anni fa dai colonizzatori inglesi, i cavalli hanno assunto un forte significato simbolico per una parte degli australiani. In un libro dedicato al tema, il giornalista Anthony Sharwood scrive che si tratta ormai di una "guerra culturale", che va oltre l'amore per i cavalli e che è una battaglia per "l'anima dell'Australia". Per l'aborigeno Richard Swain, le razze equine, più che del continente, sono un simbolo del colonialismo inglese, la resistenza ad affrontare il flagello è un segno di dominazione. Secondo la guida della riserva, il piano del governo non è abbastanza radicale: "Se vuoi vedere i cavalli, puoi farlo in qualsiasi parte del mondo. Qui in Australia, è nostra responsabilità occuparci degli animali e delle piante vulnerabili e nativi".

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