Trivelle nel Mare del Nord, Ue contro Londra per il piano di smantellamento: “Una bomba a orologeria”

Tensioni tra Regno Unito e Bruxelles per l’abbandono di piattaforme petrolifere senza un programma di rimozione e smaltimento dei materiali. Cinque Paesi europei protestano con la Commissione, che si associa al coro di critiche

North Sea Oil Rig By Gary Bembridge, commons.wikimedia.org

Non scorre buon sangue tra Londra e l’Unione europea, nemmeno quando si parla di un tema “condiviso” come la tutela dell’ambiente e della biodiversità marina. Ad allontanare le due sponde della Manica questa volta è il piano per lo smantellamento di diverse piattaforme di estrazione petrolifera. Centinaia di impianti nel Mare del Nord verranno infatti dismessi nei prossimi trent’anni, ma il destino delle infrastrutture, molte delle quali sono più alte della Tour Eiffel, è ancora incerto. Secondo i piani della multinazionale Shell, già sottoscritti da Londra, ben tre impianti dovrebbero restare dove sono, senza che venga attivato alcun processo di smaltimento delle parti in acciaio o dei piloni in cemento. Una decisione che ha scatenato l’ira di altri cinque Paesi europei, la Germania in primis.

Rifiuti pericolosi e proteste dell'Ue

Si calcola infatti che gli impianti di estrazione contengano ancora 11mila tonnellate di greggio e altre sostanze tossiche. Le tre piattaforme in questione si trovano a largo delle isole Shetland, a nord della Scozia, e risalgono agli anni ’70. La Germania ha presentato per prima un reclamo formale, ora sostenuto anche da Svezia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Il 18 agosto la Commissione europea ha quindi scritto alla ministra britannica per l’Ambiente Theresa Villiers per esprimere una serie preoccupazioni legate al piano e per ricordare che il contenuto delle celle di stoccaggio degli impianti si qualifica come “rifiuto pericoloso”, secondo le norme europee.

Le reazioni di Berlino

“Sono sinceramente sorpreso”, ha commentato Jochen Flasbarth, sottosegretario tedesco al ministero dell'Ambiente. “Di solito collaboriamo a stretto contatto con il Regno Unito su questioni ambientali”, ha proseguito il rappresentante del Governo di Berlino, “ed entrambi i Paesi sono gravemente preoccupati per lo stato dei nostri oceani”. “E poi abbandoni migliaia di tonnellate di liquidi contaminati nel Mare del Nord? Non capisco”, sottolinea Flasbarth con sconcerto.

“Bomba a orologeria”

La Germania e gli altri Stati Ue critici con Londra affermano che il petrolio e le sostanze inquinanti residue sono una “bomba a orologeria” che finiranno in mare a meno che non vengano rimosse. “Pompare tutto il petrolio e le sostanze inquinanti non sarà un'impresa banale e non sarà economico”, ha ammesso Flasbarth, “ma gli esperti dicono che è possibile”. 

I costi dello smaltimento

A giugno la Shell ha portato a termine la rimozione di 25mila tonnellate di materiale dalla piattaforma petrolifera di Brent. Ma la rimozione del sedimento contaminato dall'interno delle celle di stoccaggio sarebbe troppo costosa e rischiosa, secondo i vertici dell’impresa. Costi che hanno spinto l’impresa a proporre l’abbandono degli altri impianti. 

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