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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Ambiente

Il via libera della Corte Ue alle trivelle in Puglia riapre la polemica sulle concessioni

D'Amato (Greens): "Governo non scarichi barile sulla giustizia europea e blocchi i permessi"

Una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea potrebbe riaprire la partita spinosa delle concessioni petrolifere e delle ricerche di idrocarburi in Italia. I giudici di Lussemburgo hanno infatti respinto il ricorso della Regione Puglia, che chiedeva di bloccare i quattro permessi di ricerca concessi nel 2017 dall'allora governo Renzi all'australiana Global Petroleum nell'Adriatico, al largo del tratto di costa tra Bari e Brindisi. 

Con questa sentenza, la compagnia australiana potrebbe di fatto avviare le prospezioni, che dovrebbero essere condotte con la tecnica dell'air-gun, una serie di esplosioni sul fondale marino che, secondo gli ambientalisti e diversi esperti, rappresentano un grave rischio per la biodiversità. Secondo l'eurodeputata dei Greens, Rosa D'Amato, però, il governo potrebbe ancora fermare le ricerche.

La sentenza

Ma andiamo per gradi. La sentenza della Corte Ue non è entrata nel merito delle questioni ambientali, ma si è limitata all'oggetto della questione di legittimità sollevata dalla Regione Puglia, secondo cui sarebbe una violazione delle norme europee il fatto che uno Stato membro dia più permessi di ricerca sugli idrocarburi allo stesso operatore se le attività insistono su zone contigue, come nel caso dei permessi di Global Petroleum, che insistono su un'area di poco inferiore a 3mila chilometri quadrati (ciascun permesso riguarda una zona di poco al di sotto del limite consentito, ossia 750 chilometri quadrati).

Secondo la Regione Puglia per evitare che la normativa sia 'aggirata', tale limite dovrebbe essere applicato non solo al singolo permesso ma anche al singolo operatore. Per i giudici di Lussemburgo, invece, non vi è alcuna violazione delle norme Ue in materia. Ma, avverte, i permessi possono essere accordati "a condizione di garantire a tutti gli operatori un accesso non discriminatorio a tali attività (di ricerca, ndr) e di valutare l'effetto cumulativo dei progetti che possono avere un impatto notevole sull'ambiente".

Le richieste degli ambientalisti

Proprio a questa parte della sentenza si appella Rosa D'Amato, esponente del gruppo ecologista Greens al Parlamento europeo: “La sentenza - dice - non è certo una buona notizia. Ma non si può scaricare il barile sulla giustizia Ue. Il problema qui è cosa intende fare il governo. La Corte Ue, infatti, fissa un limite alle concessioni, che è la valutazione di impatto ambientale. Ora, sappiamo che il governo Renzi aveva dato parere favorevole alla VIA per i singoli progetti, ma come ha detto la Corte Ue, va valutato l'effetto 'cumulativo' dei 4 permessi accordati. L'attuale governo abbia il coraggio di bloccare questo scempio. Di mezzo c’è il futuro di un pezzo importante del mare Mediterraneo, che è un bene di tutti, non solo della Puglia”. 

D'Amato cita anche il Pitesai, ossia  il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, che dovrebbe introdurre una stretta sulle attività di ricerca e sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas, limitando i permessi ai soli progetti sostenibili. "Non credo che bombardare 3mila metri quadrati di mare al largo della Puglia sia sostenibile", dice l'eurodeputata.  

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