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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Il caso / Svezia

La Svezia vuole aprire una nuova miniera, Greta Thunberg protesta (non solo per l'ambiente)

L'attivista contro il progetto dello sfruttamento minerario. Che minaccerebbe la natura e la minoranza Sami

Il sogno di una maggiore autosufficienza mineraria della Svezia potrebbe venire spento sul nascere dall'attivista per l'ambiente più famosa del Paese (e del mondo): Greta Thunberg si è unita alla protesta di alcuni attivisti Sami che stanno cercando di bloccare la costruzione di una miniera di ferro a Kallak.

Come riporta Euractiv, Thunberg e gli altri manifestanti hanno preso di mira il piano, ancora non approvato in via definitiva, per la costruzione di una miniera di minerale ferroso nel territorio tradizionalmente abitato dalla comunità indigena Sami. Il governo di Stoccolma dovrà decidere se approvare l’opera nelle prossime settimane. Il progetto verrebbe eseguito dalla società mineraria britannica Beowulf e dovrebbe creare tra i 250 e i 300 nuovi posti di lavoro. Ma i Sami non ci stanno perché, sostengono, questo danneggerà l’ambiente, creerà problemi alla caccia e alla pesca e impedirà l’allevamento delle renne, mettendo a repentaglio il loro stesso stile di vita.

Thunberg ha difeso le ragioni della popolazione locale in un video-messaggio diffuso online in inglese: “Crediamo che il clima, l’ambiente, l’aria pulita, l’acqua, l’allevamento delle renne, i diritti dei popoli indigeni e il futuro dell’umanità debbano avere la priorità sui profitti a breve temine di un’azienda”. E ha aggiunto che “il governo svedese deve fermare la colonizzazione del Sápmi”.

Sápmi è il nome tradizionale con cui la comunità Sami identifica la propria terra, un’area compresa tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia, nella parte settentrionale della penisola scandinava. In questi territori vivono circa 100mila membri di questa comunità, di cui tra i 20mila e i 40mila in Svezia. Si tratta dell’unica popolazione indigena dell’Unione europea, a lungo bistrattata dai governi locali perché ritenuta inferiore e non civilizzata.

Anche Stina Lanta, residente di Jahkagasska, un villaggio non lontano dal sito dove dovrebbe sorgere la controversa miniera di Kallak, si è detta preoccupata: “Una miniera avrebbe un impatto negativo permanente sui nostri pascoli”.

Nonostante l’istituzione di commissioni per la ricerca della verità e la riconciliazione da parte dei governi svedese, finlandese e norvegese per fare ammenda per le ingiustizie del passato, i Sami sostengono che i loro diritti continuano a non essere pienamente riconosciuti. Ad esempio aprendo parti della loro “terra madre”, il cui sottosuolo è ricco di minerali, ad aziende di esplorazione ed estrazione.

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