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Giovedì, 29 Febbraio 2024
Vantaggi e rischi

Come la tassa sul carbone potrebbe aiutare i prodotti europei a resistere alla concorrenza cinese (e non solo)

Si applicherà tra gli altri a ferro, cemento, acciaio ed elettricità. Partner commerciali furiosi minacciano ritorsioni

Da domenica primo ottobre è entrata in vigore in via provvisoria la tassa alle frontiere sul carbonio (Carbon border tax) da parte dell'Unione europea. Concepita per difendere i prodotti europei dalla concorrenza dei Paesi più inquinanti, nonché per spingerli a ridurre le emissioni di gas serra, l'imposta potrebbe rivelarsi un boomerang sul piano dei rapporti commerciali.

Come funziona la tassa

I beni fabbricati negli Stati del blocco europeo sono soggetti al sistema di scambio di quote di emissioni, che fissa un prezzo sul carbonio emesso, facendo aumentare il prezzo di quei beni. Al fine di resistere alla concorrenza di prodotti fabbricati nei Paesi più inquinanti, che non applicano la stessa tassazione, lo scorso anno Bruxelles ha adottato il Carbon Border Adjustment Mechanism, noto come Cbam. Questo significa che i partner commerciali dell’Ue dovranno comunicare le emissioni di gas serra legate alle loro esportazioni di ferro, acciaio, cemento e alluminio. La misura si applica anche a idrogeno ed elettricità, come pure ai fertilizzanti.

In questa prima fase le aziende dei Paesi terzi sono obbligate solo a segnalare le emissioni connesse ai prodotti che intendono esportare nel territorio Ue. Solo a partire dal 2026 sono previsti i pagamenti effettivi della tassa, ma le aziende che non comunicano da subito le loro emissioni rischiano di essere multate. "La Cbam incoraggerà l'industria mondiale ad abbracciare tecnologie più verdi", ha affermato in una nota il commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni. "Eviterà inoltre la cosiddetta ri-localizzazione delle emissioni di carbonio, ovvero il trasferimento della produzione al di fuori dei nostri confini verso Paesi con standard ambientali inferiori", ha aggiunto Gentiloni.

Spinta globale a ridurre le emissioni

L'Ue è impegnata in un ambizioso piano in materia di taglio delle emissioni di Co2, provando inoltre a sollecitare anche altri Paesi a introdurre norme che penalizzino il carbonio e al contempo proteggere le sue imprese dalla concorrenza di industrie più inquinanti. Le imprese extra-Ue possono detrarre il costo della carbon border tax se già pagano una propria tassa nazionale sul carbonio. La Cbam è uno dei tasselli dell'ampio piano di decarbonizzazione dell'industria europea, volta a tagliare le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. Il meccanismo, secondo gli esperti, necessita però di essere migliorato: servono regole tecniche più dettagliate e maggiori garanzie nella supervisione della conformità negli Stati membri. Ambientalisti ed economisti, tra cui il premio Nobel William Nordhaus, sostengono invece come la determinazione del prezzo del carbonio sia essenziale affinché possa crearsi un'unione, anche commerciale, tra i Paesi intenzionati concretamente a limitare le emissioni.

Timore di ritorsioni

La decisione di applicare una tassa sulle importazioni ha però scatenato una serie di reazioni da parte dei principali partner commerciali dell'Ue. Le aziende, lamentano gli Stati terzi, non sono pronte a soddisfare i requisiti di documentazione richiesti da Bruxelles. Saranno inoltre costrette a sostenere costi più elevati e un aumento della burocrazia. Al tempo stesso, i produttori europei temono ritorsioni da parte degli Stati terzi, dove sono esportati i beni Made in Ue. Le aziende hanno paura soprattutto di perdere quote di mercato a fronte delle reazioni di Cina e India. Ma ci sono anche preoccupazioni inverse. C'è chi teme che il sistema si riveli troppo debole e facile da aggirare da parte delle imprese degli Stati terzi.

Impatto sui Paesi più inquinanti

Un rapporto del think tank Carnegie Europe prevede che l’impatto sarà più grave sui maggiori partner commerciali dell’Ue: Cina, Russia, Turchia, India, Corea del Sud e Stati Uniti. La misura non si applicherà all'Ucraina, essendo un Paese in guerra, mentre potrebbe danneggiare i rapporti col Regno Unito, che dopo la Brexit ha in realtà rafforzato gli scambi con gli Stati del blocco. Oltremanica il prezzo stabilito nel sistema di scambio delle emissioni è crollato, arrivando a meno della metà della quota vigente nel blocco europeo, che nelle ultime rilevazioni è pari a circa 82 euro per tonnellata metrica di carbonio. In soldoni, gli esportatori britannici potrebbero essere costretti a pagare ingenti tasse all'Ue. Tra le proteste già emerse c'è quella che la definisce una tassa "discriminatoria", in base a quanto dichiarato da Brasile, India e Sud Africa.

Minaccia al commercio

Nel tentativo di rispondere "pan per focaccia", la settimana scorsa Nuova Delhi ha annunciato di stare progettano una propria tassa sul carbonio, che colpirebbe in particolare i prodotti provenienti dall’Ue. Pechino da parte sua ha chiamato in causa direttamente l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) al fine di far valutare la misura, reputandola contraria ai principi del libero scambio. Per come è stato concepito, dicono alcuni esperti, il disegno impedirebbe in realtà che il piano venga considerato una tariffa illegale secondo i regolamenti elaborati dall'Omc. Ciò nonostante Bruxelles rischia comunque di essere trascinata in una trafila di contenziosi.

Per evitarli, Washington sta provando invece a muoversi diversamente puntando ad ottenere direttamente un'esenzione per l'acciaio e l'alluminio. "Questo potrebbe anche significare un cambiamento nei modelli commerciali: i prodotti ad alta intensità di carbonio saranno più difficili da vendere sul mercato dell'Ue e potrebbero essere spostati in Paesi terzi senza tariffe sul carbonio", ha affermato a Bloomberg Tim Figures, un esperto del settore presso il Boston Consulting Group. A quel punto gli Stati europei entrerebbero in competizione con altre economie emergenti e meno severe sul piano ambientale. Bruxelles sarà quindi impegnata a trovare il giusto equilibrio per sollecitare anche gli altri Paesi ad una svolta green e al tempo stesso continuare ad attrarre i suoi partner commerciali senza deprimere l'intensità degli scambi.

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