Dal Tap al fracking, scontro all'Eurocamera sul futuro del gas

La Commissione ha proposto un elenco di progetti da finanziare in via prioritaria, ma le diverse posizioni politiche, e i diversi interessi nazionali, dividono l'Aula in tre grandi blocchi rendendo difficile il via libera

Il Parlamento europeo domani (mercoledì) sarà chiamato a votare la lista dei progetti energetici prioritari che potranno ricevere finanziamenti dell'Ue all'interno del meccanismo Connecting Europe Facility. Si tratta di miliardi che dovranno andare a sostenere 151 progetti infrastrutturali, il 70% dei quali riguardano l'elettricità e le reti intelligenti.

Il nodo gas

Ma c'è un punto particolarmente delicato e che sta spaccando l'Aula comunitaria in blocchi: quello del gas. La lista di Progetti di interesse comune (i Pic), ossia l'elenco delle opere da inserire in una sorta di via prioritaria di finanziamento, potrebbe destinare nei prossimi anni ben 29 miliardi di euro per alimentare il potenziamento della rete dei gasdotti. L'elenco proposto dalla Commissione è stato criticato perché contiene anche 32 progetti di questo tipo di infrastrutture, compresi i terminali nei porti per la trasformazione del Gas naturale liquefatto (Gnl), che secondo i critici sarebbero in contraddizione con l'ambizione dell'Europa di diventare il primo continente neutro dal punto di vista climatico al mondo entro il 2050.

Favorevole e contrari

Al momento il fronte dei duri che vogliono respingere del tutto l'elenco proposto dalla Commissione è composto solo dai Verdi e dalla sinistra unita Gue, ma non hanno ovviamente i numero per far passare la propria posizione. Dal lato opposti i più favorevoli alla proposta, che più spingono per continuare a utilizzare le fonti fossili, sono tutti i partiti dell'ampio fronte del centrodestra che va dal Partito popolare europeo (Ppe), ai Conservatori e riformisti (Ecr) e fino all'estrema destra di Identità e democrazia (Id) il gruppo nel quale siede la Lega di Matteo Salvini.

Anche il Movimento 5 stelle si oppone alla lista Pic: “Chiediamo che i finanziamenti di progetti di infrastrutture per il gas siano dirottati per progetti legati al rinnovabile e all’elettrico che non producono emissioni di Co2 - scrivono in una nota gli eurodeputati Eleonora Evi e Ignazio Corrao - È assurdo inoltre che si autorizzi l’importazione dagli Stati Uniti del gas prodotto da fratturazione idraulica o fracking. Se non si volta pagina rispetto alle fonti fossili, se non si rivoluziona con fatti concreti l’approvvigionamento energetico, l’Europa non cambierà davvero e si renderà complice di un greenwashing che non serve alle future generazioni”, aggiungono Evi e Corrao.

La mediazione

Ci sono poi i deputati del gruppo liberale Renew Europe, che hanno suggerito un compromesso presentando una mozione che richiede alla Commissione di rivedere l'elenco alla luce degli obiettivi climatici delineati nel Green Deal europeo, e che è stato appoggiato anche dai socialisti. Ma in questo modo al momento non si capisce come si possa formare una maggioranza per approvare la proposta della Commissione.

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Gli interessi nazionali

In più alle posizioni poitiche dei gruppi si aggiungono le differenze nazionali, con gli Stati che hanno posizioni diverse sulla faccenda. Per l'Italia ad esempio l'ok alla lista dei Pic significa poter continuare a ricevere importanti finanziamenti per tre opere considerate, in modo abbastanza trasversale nel nostro panorama politico, strategiche: i gasdotti Tap, Poseidon e quello con Malta. La Francia di Emmanuel Macron invece, il cui En Marche è uno degli “azionisti di maggioranza” di Renew Europe, vuole limitare il numero dei i terminali per la trasformazione del Gnl in funzione anti americana. È lì che arriverebbe il gas prodotto grazie al sistema del fracking dagli Stati Uniti d'America di Donald Trump.

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