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Giovedì, 1 Dicembre 2022
La proposta

Basta tigri e scimmie come animali domestici: "Rischio di una Wuhan europea"

Quattro Paesi Ue chiedono di vietare il commercio e l'allevamento di specie esotiche. E prevenire casi come il Covid-19 o il recente Monkeypox

Nella case degli europei non ci sono solo animali domestici come cani e gatti: sarebbero oltre 100 milioni le specie esotiche detenute, legalmente e illegalmente, da privati. Si tratta di piccoli mammiferi, uccelli, rettili, pesci e anfibi, spesso catturati nei loro habitat naturali e portati all'interno di contesti domestici. Per esempio, ci sarebbero 1.600 tigri sparse nell'Ue, di cui 400 solo in Italia. Le organizzazioni animaliste si battono da tempo per fermare questo fenomeno e le sofferenze patite da queste specie non abituate a vivere in cattività. Ma adesso, a dare una spinta alle loro battaglie, potrebbe essere il Covid-19: quattro Paesi Ue (Cipro, Lituania, Lussemburgo e Malta) hanno presentato a Bruxelles una proposta per vietare il commercio e l'allevamento di specie esotiche in via d'estinzione o pericolose. Tra le motivazioni di questa stretta, il rischio che tali animali possano portare a una sorta di 'Whuan europea', con il passaggio di malattie all'uomo, come sarebbe successo di recente anche con il vaiolo delle scimmie.

"Ogni anno milioni di animali selvatici vengono catturati nei loro habitat naturali e venduti in tutto il mondo, destinati a vivere in cattività - si legge in un documento presentato dai quattro governi europei - È stato dimostrato che il commercio di specie esotiche è una delle principali minacce alla biodiversità, mettendo molte specie in pericolo di estinzione". Uno studio dell'Onu ha calcolato che per ogni singolo scimpanzè catturato nel suo habitat e venduto all'estero, altri 10 muoiono durante il trasporto. "Nella sola Europa, si stima che esistano più di 100 milioni di animali domestici (oltre a cani e gatti), inclusi piccoli mammiferi, uccelli, rettili, pesci e anfibi", aggiunge il documento.

Tra queste specie ci sono per esempio le tigri. La ong Four Paws ha tracciato un quadro allarmante di quella che definisce una sorta di "Tiger King" europea (il riferimento è alla famosa serie Netflix sul commercio di tigri negli Usa): secondo le stime ufficiali, nell'Ue ci sarebbero circa 900 tigri. Di queste, 400 sono registrate in Italia, che ne autorizza la detenzione solo per le attività dei circhi. Ma la Four Paws segnala che in ben 9 Paesi Ue (tra cui Germania, Francia e Spagna) la legge consente ai privati (non solo ai circhi) di allevare tali animali. Ecco perché l'ong reputa che la loro reale presenza in Europa sia sottostimata e raggiunga almeno le 1600 unità.

Oltre al danno agli habitat naturali dove vengono catturate, il documento di Cipro, Malta, Lussemburgo e Lituania segnala anche i rischi del commercio delle specie esotiche per l'Europa. Alcune di esse, per esempio, "possono adattarsi al loro nuovo ambiente e diventare invasive, e minacciare la biodiversità locale. La Commissione europea stima che il costo del controllo e della gestione dei danni causati dalle specie invasive nell'Ue è di 12 miliardi di euro all'anno". C'è poi il rischio per la sicurezza, dato che non è raro leggere nelle cronache di aggressioni all'uomo da parte di animali pericolosi sfuggiti ai loro padroni, o che hanno ferito o persino ucciso i loro padroni. 

Infine, il nodo delle zoonosi, ossia delle malattie trasmissibili dagli animali all'uomo. Il caso del Covid-19 è il più eclatante, ma negli ultimi decenni ci sono stati anche altri "avvertimenti" come "la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), l'influenza aviaria e il virus Ebola", o la recente diffusione del vaiolo delle scimmie. Si stima "che oltre il 70% di tutte le zoonosi provenga da animali selvatici - si legge nel documento dei 4 Paesi Ue - Se gli animali selvatici diventano animali domestici, la loro vicinanza ai proprietari umani aumenta drasticamente il pericolo di spillover (salto di specie, ndr)".

La proposta di Cipro, Malta, Lussemburgo e Lituania non è di vietare in toto il commercio, ma di introdurre in tutta l'Ue, come già fatto in alcuni Paesi membri, una lista ristretta di specie non autoctone per le quali è consentito l'acquisto e l'allevamento in contesti privati, siano essi case o circhi. La proposta è sul tavolo dei ministri dell'Agricoltura e sarà affrontata nella riunione di Bruxelled di martedì 24 maggio.

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