Stop ai prestiti Ue per petrolio e gas dal 2022. Ma il Tap è salvo

La Banca europea per gli investimenti sposta di un anno lo stop ai finanziamenti alle fonti fossili. Ok anche da Italia e Germania, che avevano bloccato la prima bozza

Potrebbe essere la chiave di volta per sbloccare la strategia sul clima per il 2050, ma anche lo stallo sul prossimo bilancio settennale dell'Ue e sul New Green Deal, il mega-piano di finanziamenti 'verdi' annunciato dalla presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen. O almeno questa è la speranza a Bruxelles dopo l'annuncio da parte della Banca europea per gli investimenti, la Bei, dello stop ai prestiti Ue per le fonti fossili di energia. 

Un compromesso storico, raggiunto dopo lunghe trattative tra gli Stati membri, alcuni dei quali avevano bloccato la bozza di proposta presentata in estate dalla Bei per chiudere i rubinetti a tutti i progetti infrastrutturali riguardanti il petrolio e il gas. Per capire la portata di una scelta del genere, basti citare i gasdotti Tap e Poseidon, cari all'Italia, o il raddoppio del Nord Stream, promosso dalla Germania. Non a caso, sono stati proprio Berlino e Roma, tra i principali azionisti della Bei insieme a Regno Unito e Francia, a opporsi alla prima versione della proposta. E sono stati proprio loro, negli ultimi giorni, a sbloccare l'impasse dando il disco verde, è il caso di dirlo, allo stop ai finanziamenti fossili.

Va detto, pero', che rispetto alla bozza originale qualche concessione al fronte fossile, o meglio del gas, è stata fatta. Innanzitutto, lo stop non avverrà nel 2020, come programmato in precedenza dalla Banca, ma dal 2022. Questo consentirà alla Commissione europea di aggregare i finanziamenti Bei a quelli per il supporto ai cosiddetti Pic, i Progetti di interesse comune nel settore energetico, la cui ultima lista è stata presentata da Bruxelles poche settimane fa: nell'elenco, figurano oltre 30 progetti per fonti fossili, soprattutto il gas. Come il Tap, per esempio. 

Inoltre, è stata inserita una scappatoia per il finanziamento del gas 'a basse emissioni', come il cosiddetto biogas e l'idrogeno. Si tratta di un altro punto centrale per l'Italia, visto che nell'Ue è il Paese la cui industria automobilistica ha più di tutti investito su gpl e metano. La posizione del nostro governo è che questi gas vadano inclusi nella definizione di biocarburanti, ma gli ambientalisti non sono d'accordo e sostengono che il metano inquini come benzina e diesel. 

Non è chiaro ancora se quale sia la lista dei gas a basse emissioni. Di sicuro c'è che una concessione importante è stata data alle centrali che emettono meno di 250g di Co2 per kilowatt/ora di elettricità generata, limite che salvaguarderebbe gli impianti a biogas, compresi i nascenti impianti a biomasse su cui investe molto la nostra agricoltura.  

Il compromesso, pero', ha fatto storcere il naso al fronte ambientalista, con Greenpeace che chiede di eliminare le concessioni al gas naturale. Ma a non essere in pieno soddisfatti, per ragioni opposte, sono anche Paesi come Polonia e Ungheria. La loro insoddisfazione si spiega alla luce di un altro compromesso importante, quello che ha allargato la platea degli Stati che potranno accedere alla nuova soglia di finanziamenti agevolati per i progetti verdi, passata dal 50% al 75% del valore complessivo del progetto.

In una prima bozza, l'agevolazione riguardava solo un gruppo di 10 Paesi membri, quelli più poveri dell'Ue. La proposta finale, invece, la allarga a tutti gli Stati, cosa che inevitabilmente avrà delle ricadute negative su Paesi come Polonia e Ungheria, per l'appunto. In generale, la Bei prevede di destinare 1.000 miliardi di euro a progetti di azione per il clima e per investimenti sostenibili per l'ambiente nel decennio fino al 2030, allineando tutte le attività di finanziamento con gli obiettivi dell'accordo di Parigi a partire dalla fine del 2020.

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"Accogliamo con soddisfazione l'approvazione da parte della Bei della nuova politica dell'Energia, che testimonia l'ambizione dell'Europa nel perseguire la lotta ai cambiamenti climatici, accelerando la fuoriuscita dalle fonti fossili nella produzione di energia" ha affermato il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. "Il clima è in cima alla nostra agenda - ha detto il presidente della Bei Werner Hoyer - Gli scienziati prevedono un surriscaldamento delle temperature sul pianeta di 3-4 gradi entro la fine del secolo e se questo succederà un'ampia porzione del nostro pianeta diventeraà inabitabile", ha concluso.

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