Smog, l'Ue porta l'Italia in tribunale. Ma il M5s replica: "Colpa di Bruxelles"

La Commissione ha deferito il nostro Paese alla Corte di giustizia anche per il mancato rispetto delle norme sulle acque reflue urbane. Il rischio sono nuove e pesanti sanzioni

Smog e fogne. Da Bruxelles arriva una doppia grana per l'Italia, che rischia di dover pagare pesanti multe per il mancato rispetto delle norme Ue sulla qualità dell'aria e sulle acque reflue urbane. La Commissione europea ha infatti deciso di deferire il nostro Paese alla Corte di giustizia Ue: se i giudici dovessero confermare la tesi di Bruxelles ed emettere sentenza di condanna, il rischio è di ritrovarsi sul groppone una nuova pesante multa. Come quella che stiamo già pagando per le violazioni nel settore dei rifiuti: 120mila euro al giorno.

Lo smog e la replica M5s

Il deferimento sulla questione smog ha aperto subito un fronte di scontro con il governo, o meglio con il Movimento 5 stelle. Secondo Bruxelles, l'Italia, nonostante i ripetuti appelli Ue, continua a sforare i limiti massimi consentiti per il biossido di azoto. Il nostro Paese avrebbe dovuto adeguarsi agli obblighi previsti dalla direttiva entro il 2010: i limiti da non superare sono due, uno annuale (40 microgrammi per metro cubo) e l'altro orario (200 microgrammi per metro cubo, da non superare per più di 18 giorni l'anno). Anche altri Paesi (Francia, Germania, Regno Unito, Romania e Ungheria) sono interessati da provvedimenti simili. L'Italia, dal canto suo, ha già una procedura aperta per il sforamento dei limiti del particolato, il Pm10.

Se Bruxelles accusa l'Italia, il M5s accusa Bruxelles. Secondo l'eurodeputata Eleonora Evi, infatti, "il deferimento dimostra che non è stato fatto abbastanza contro il traffico stradale, che è il principale responsabile di queste emissioni rilasciate soprattutto dai veicoli diesel. Una grave responsabilità per questa situazione sta in capo proprio alla Commissione europea che non ha fatto abbastanza subito dopo lo scandalo Dieselgate",spiega

"La Commissione, come stabilito proprio dalla Corte di giustizia - prosegue Evi - ha modificato in maniera illegittima i limiti da imporre ai costruttori di auto diesel a livello di emissioni, annacquandoli e dunque rendendoli meno efficaci. Dall'Europa, dunque, ci aspettiamo meno lezioncine e più sostegno alle iniziative che il governo sta mettendo in campo per assicurare una migliore qualità dell'aria nelle nostre comunità", conclude Evi.

Il Nord e Milano i principali accusati

A pesare sulla decisione dell'Ue, sono soprattutto i casi registrati nel Nord Italia. L'elenco delle zone italiane interessate, provvisorio perché per avere quello definitivo occorre aspettare il deposito dello strumento giuridico in Corte, comprende Torino, Milano, Bergamo, Brescia, la pianura lombarda (non meglio specificata), Genova, Firenze, la costa toscana (non meglio specificata) e Roma (per il periodo 2010-13). Ci sono anche Campobasso e alcune aree industriali siciliane (2010-12); Catania per il 2012 e ancora Catania e alcune aree industriali siciliane per il 2014-15. Milano, unica in Italia, ha anche sforato il limite orario nel periodo 2010-13.

Le fogne illegali

Come dicevamo, l'Italia è stata deferita alla Corte Ue anche per il mancato rispetto della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, in pratica per la mancata depurazione delle acque di scarico. La procedura di infrazione risale al 2014: lo Stato italiano avrebbe dovuto predisporre, entro il 2005, reti fognarie adeguate e sistemi di trattamento secondario prima dello scarico e, entro il 1998, cioè 21 anni fa, un trattamento migliore delle acque per le aree più sensibili e degli impianti di trattamento biologico delle acque.

La cattiva gestione delle acque reflue riguarda circa 800 Comuni, sparsi in tutta la Penisola: 18 in Abruzzo, 40 in Basilicata, 129 in Calabria, 108 in Campania, 7 in Friuli-Venezia Giulia, 4 nel Lazio, 6 in Liguria, 119 in Lombardia, 46 nelle Marche, 1 in Piemonte, 27 in Puglia, 41 in Sardegna, 176 in Sicilia, 34 in Toscana, uno nella Provincia di Trento, 5 in Umbria, uno in Valle d'Aosta e 26 in Veneto, più un'area sensibile condivisa tra quattro regioni del Nord. Alcuni degli agglomerati sono molto grandi: si tratta di città come Roma, Firenze, Napoli, Bari e Pisa.

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