Allarme del Wwf: le riserve marine europee esistono solo sulla carta

Secondo un report dell'associazione ambientalista 19 dei 23 Stati membri dell'Ue che hanno accesso al mare non garantiscono un'adeguata protezione della biodiversità

Foto Ansa EPA/TONY WU

I riserve marine europee non sono altro che “parchi di carta” che non riescono a proteggere davvero la fauna marina. La denuncia arriva da un nuovo rapporto del Wwf e di Sky Ocean Rescue secondo cui nei nostri mari manca un'adeguata protezione della biodiversità, con 19 dei 23 Stati membri dell'Ue che hanno accesso al mare in ritardo nello sviluppo di piani di gestione per le loro Aree marine protette (Amp).

Gli obiettivi 2020

Una situazione angora più grave se si pensa che siamo a solo un anno dalla scadenza del 2020 quando, secondo gli accordi internazionali, bisogna raggiungere l'obiettivo di proteggere efficacemente il 10% dell'oceano. Le aree marine protette sono progettate per proteggere specie o habitat specifici negli ecosistemi marini, ma al fine di fornire un'efficace protezione della biodiversità devono essere gestite in modo adeguato. Il rapporto rileva che solo l'1,8% dell'area marina dell'Ue è coperta da Amp con piani di gestione, nonostante il 12,4% sia stato designato per la protezione. Secondo le ricerche condotte dal Wwf, undici Stati membri dell'UE non hanno segnalato alcun piano di gestione per le loro Amp e otto hanno piani di gestione per meno del 10% della loro area marina.

"Servono piani di gestione"

“Raggiungere una protezione reale delle aree marine europee richiede molto più che contrassegnare le aree su una mappa. Le Amp devono avere piani di gestione completi che affrontino tutte le pressioni cumulative umane che incidono sulla biodiversità”, ha denunciato Janica Borg, principale autrice del rapporto. Gli autori hanno preso ad esempio i problemi del Dogger Bank, il grande banco sabbioso nel Mare del Nord, descritto come un "fallimento di conservazione transfrontaliera" da parte di Regno Unito, Germania e Danimarca. Nonostante un decennio di colloqui sulla conservazione del suo habitat, la pesca di fondo continua a distruggere i fondali marini, mentre squali e coralli sono spazzati via dai pescherecci da traino industriali.

Obiettivi e realtà

La Commissione europea da parte sua ha dipinto un quadro più roseo dei progressi verso l'obiettivo del 2020, riferendo che il 10,8% dei mari d'Europa era stato designato come area marina protette entro la fine del 2016. Ma il rapporto del Wwf si concentra su ciò che sta accadendo in mare, piuttosto che sugli obiettivi prefissati.

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