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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
La proposta

L'Ue vuole usare i resti di animali per produrre biocarburanti: "A rischio il cibo per cani e gatti"

Il Parlamento Ue vorrebbe sfruttare gli scarti della macellazione per rendere più “verde” il settore dei voli. Ma l'industria dei mangimi protesta

Meglio utilizzarli per sfamare animali da compagnia o per far decollare gli aerei? Il quesito si pone per i cosiddetti “rifiuti animali”, cioè tutti gli scarti di produzione degli allevamenti, ad esempio, che per una serie di ragioni non vengono trasformati in alimenti. La crisi energetica è tale da spingere l'Unione europea ad autorizzare il loro uso per produrre carburanti, in particolare quelli per il settore aereo. Da qui la protesta dell'industria degli alimenti per animali domestici, la quale già li sfrutta per sfornare mangimi nutrienti per cani e gatti e che non vorrebbe vedersi sottratta questa preziosa risorsa.

Competizione per le risorse

Secondo la proposta del Parlamento europeo e del Consiglio, la legge sui carburanti per jet verdi sarà ampliata al fine di includere la "categoria 3", che riguarda le parti di un animale macellato che sono commestibili, sebbene di solito non vengano mangiate in Europa per motivi culturali o di scarsa vendita, come le zampe di gallina. Questi prodotti di scarto sono utilizzati in gran parte per produrre cibo per animali domestici, dato che contengono sostanze nutritive altrimenti difficili da reperire. "Non crediamo che i preziosi ingredienti per alimenti per animali domestici, in particolare i grassi animali di categoria 3 che già scarseggiano, debbano essere utilizzati sugli aerei", ha affermato Rosa Carbonell, presidente della Fediaf, l'associazione degli alimenti per animali domestici. A protestare c'è anche l'industria oleochimica europea, che vi ricorre per la fabbricazione ad esempio di detergenti, vernici e prodotti farmaceutici. “Mentre i produttori di biocarburanti possono rifornirsi da una varietà di materie prime, l'industria oleochimica europea ha opzioni molto limitate", ha dichiarato ad Euractiv Sofia Ferreira Serafim, manager dell'European Oleochemicals and Allied Products Group (APAG).

Carburanti "sostenibili"

Arrivano così le prime opposizioni alla ReFuelEU Aviation, la legge dell'Ue che mira a ridurre l'impatto climatico dei viaggi aerei sostituendo il cherosene fossile con alternative “ecologiche”. L'idea è quella di sfruttare biocarburanti ed elettrocarburanti (Saf), frutto di scarti selezionati o prodotti avanzati, per continuare a volare. La proposta originale della Commissione, risalente al 2021 e inclusa nel pacchetto sul clima “Fit for 55”, faceva rientrare per questo uso solo grassi animali di categoria 1 e 2. Per ragioni di sicurezza questi rifiuti, che includono parti di animali morti di malattia, non possono essere sfruttati dall'industria per nutrire animali domestici. Sia il Parlamento europeo che il Consiglio dell'Ue sono stati d'accordo però nel chiedere di ampliare l'elenco delle materie prime da trasformare in carburante. In particolare gli eurodeputati spingono affinché gli aerei siano alimentati dal 2% di Saf dal 2025, ma l'obiettivo ambizioso è quello di raggiungere l'85% entro il 2050. Molto più di quanto prospettato dalla Commissione, che aveva proposto per quella stessa data di arrivare al 63%. Ad accogliere con favore la proposta c'è invece l'European Biodiesel Board (Ebb) che si vede riconosciuto un elenco di materie prime più ampio cui far ricorso.

Perplessità degli ambientalisti

La svolta richiesta dall'Ue è impegnativa e non tutti la reputano così “verde” come la si vuole presentare. Alcuni attivisti ambientali puntano su una più radicale riduzione degli spostamenti tramite voli, con le ultime polemiche indirizzate ai tragitti di breve durata effettuati dai jet privati. Nell'occhio del ciclone sono finiti da poco il giocatore Kylian Mbappé e il suo allenatore al Paris Saint-Germain Christophe Galtier, scoppiati a ridere senza ritegno alle domande di un giornalista sull'uso di questi jet in un periodo di emergenza climatica. Alcune preoccupazioni specifiche riguardano poi l'inclusione del distillato di acido grasso di palma. Si tratta di un sottoprodotto del processo di raffinazione dell'olio di palma, già da tempo nel mirino di critiche per le sue connessioni con la deforestazione sia in America Latina che nel Sud-est asiatico. Dopo aver combattuto il suo uso nell'industria alimentare europea, risulterebbe paradossale promuoverlo nell'ambito dei carburanti.Anche le compagnie aeree non sembrano entusiaste dell'espansione della definizione di biocarburanti. Includere determinate materie prime, non realmente sostenibili, potrebbe minare la fiducia verso l'intento di riduzione dell'impronta ecologica dell'industria aeronautica. Ci sarà di cosa dibattere l'8 settembre, quando iniziano i negoziati sulla ReFuelEU a Bruxelles.

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