Strade, il riciclo dell'asfalto in Italia resta un miraggio: "Persi 1,2 miliardi in potenziali risparmi"

Solo il 25% delle pavimentazioni stradali vengono riciclate. In Germania la quota è dell'84%, la media Ue è del 60%. E il ritardo pesa anche sull'ambiente

In Germania, l'84% della pavimentazione stradale viene riciclato. In Belgio si arriva addirittura al 95%. L'Italia, invece, nonostante i progressi degli ultimi anni, si ferma al 25%: un dato che la pone in fondo alla classifica Ue e lontanissima dalla media europea. Un ritardo che si fa sentire sia sulle casse pubbliche, sia sull'ambiente. E' quanto denuncia la Siteb, l'associazione strade italiane e bitumi, in un report pubblicato in questi giorni sulla base dei dati Eapa.

Lo smacco per il nostro Paese è quantificabile sia da un punto di vista economico che di emissioni inquinanti. Secono la Siteb, infatti, se ogni anno riciclassimo tutte le pavimentazioni stradali rimosse, l'Italia potrebbe risparmiare in materie prime una cifra pari a 1,2 miliardi di euro. La riduzione di emissioni inquinanti sarebbe invece equivalente a quelle generate da 3 raffinerie di medie dimensioni e all'inquinamento prodotto dalla circolazione continua di 330.000 autocarri sul territorio nazionale. E questo grazie alle minori importazioni di petrolio, al minor ricorso alle cave, ai minori trasporti di materie e ai minori costi di lavorazione. 

Ma perché nel nostro Paese il riciclo delle pavimentazioni stradali è ancora al palo? La Siteb segnala che, nonostante negli ultimi anni si sia registrato un sostanziale blocco dei lavori di manutenzione delle strade (solo recentemente ripartiti), l'Italia resta tra i principali produttori di conglomerato bituminoso, l'asfalto per le strade. Che viene preferito al fresato, ossia al residuo dell'asfalto rimosso. Altrove avviene il contrario: oltre alla già citata Germania, tra i grandi Paesi europei ci sono la Francia (70%) e il Regno Unito (90%) che hanno puntato decisamente sul riciclo.

Lo hanno fatto attuando misure ad hoc. In Francia, per esempio, vige il 'divieto' di portare in discarica il fresato d'asfalto, considerato 'prodotto primario', da riutilizzare nel ciclo produttivo. La Germania giudica il fresato d'asfalto (13 milioni di tonnellate/anno) come il miglior materiale costituente. In Olanda, Paese notoriamente povero di terra, sono attivi impianti che eliminano l'eventuale presenza di catrame nel materiale raccolto e consentono di recuperare totalmente l'inerte. In Inghilterra, Giappone e Stati Uniti gli studi di settore si concentrano sul numero di volte in cui si può riciclare il fresato. In Italia per il fresato d'asfalto, nonostante il recente decreto End of Waste (69/189), resta ancora molta strada da percorrere. ''Nonostante la normativa nazionale ed europea spinga, verso l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse ambientali - dichiara il direttore del Siteb, Stefano Ravaioli - la nostra burocrazia, il complesso regime autorizzatorio e il pregiudizio di tecnici e progettisti ostacolano ancora lo sviluppo del riciclo del fresato d'asfalto, limitandone l'impiego".

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Troppo spesso, continua Ravaioli, "la normativa nazionale si presta a differenti interpretazioni da parte di enti e Regioni che disorientano gli operatori del settore, creando uno scenario incerto. E' paradossale che proprio nel Paese in cui c'è la maggior disponibilità di fresato 'pulito' (senza l'inquinamento da catrame), riciclabile al 100%, si faccia il possibile per ostacolarne anziché incentivarne il recupero. E' una questione di buon senso''. 

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